GRUPPO ECOLOGISTA CULTURALE DRUIDICO DI ALESSANDRIA
mercoledì 5 settembre 2018
Preghiera Druidica della Pace.
...
Profondamente dentro il fermo centro del mio essere
possa io trovare la Pace
Silenziosamente dentro la quiete della Radura
possa io condividere la Pace
Dolcemente dentro il più grande cerchio dell’umanità
possa io irradiare la Pace.
...
In english:
Deep within the still center of my being,
may I find peace.
Silently within the quiet of the Grove,
may I share peace.
Gently and powerfully, within the greater circle of humankind,
may I radiate peace.
I druidi sono sempre stati portatori di pace. Nonostante fraintendimenti e malafede, sappiamo che anche nell'antichità molte volete i druidi di diverse tribù si trovavano prima della battaglia e chiedevano ai guerrieri se erano proprio sicuri che non ci fossero alternative. Prima di chiedere favori o miracoli un druido chiede sempre che ci possa essere pace, per lui e per tutto il mondo.
giovedì 31 maggio 2018
I PRINCIPI DEL DRUIDISMO - capitolo 2
secondo capitolo del libro:
I PRINCIPI DEL DRUIDISMO
di Emma Restall Orr
I PRINCIPI DEL DRUIDISMO
di Emma Restall Orr
2
Cominciamo il nostro viaggio
fermandoci, mentre imbocchiamo il sentiero, e osservando il paesaggio
da cui emerge tale sentiero.
IL SENTIERO TORTUOSO
Non è possibile vedere il sentiero
come unico percorso ininterrotto fino al lontano orizzonte. Potremmo
credere, o avere la sensazione, che il sentiero della tradizione non
sia spezzato, ma il suo andamento non è costantemente chiaro. Vi
sono gruppi di druidi che custodiscono testimonianze che fanno
risalire la tradizione all'inizio dei tempi, ma in genere si intende
che queste non siano tanto fatti storici quanto racconti che guidano
l'allievo più in profondità nell”esperienza mistica della sua
fede. Così il sentiero che vediamo si incurva sottraendosi alla
vista e ricomparendo altrove prima di scomparire di nuovo. In alcuni
punti sembrano esserci due o tre sentieri distinti, poi nessuno.
Per coloro che entrano in un'antica
tradizione con grande entusiasmo legato alla convinzione che vi sia
una linea forte e continua dal druidismo antico all'epoca attuale,
trovarsi di fronte a un sentiero spezzato può avere un effetto di
disincanto. Eppure il druidismo esiste come tradizione crescente.
Come può essere?
Osservando il sentiero, considerate
quanto sia per voi importante la questione della continuità. Vi
sembra necessario per la vostra dedizione al viaggio sapere che la
tradizione ha una storia documentata? Perché?
LE FONTI
Per alcuni druidi moderni, la ricerca
di fonti della tradizione è una parte importante della propria
avventura spirituale. Tuttavia, a mano a mano che emergono nuove
informazioni (sia dal mondo accademico che dalla terra stessa), i
fatti divengono meno chiari. I veli romantici che sono stati stesi
sulle incertezze negli ultimi 200-300 anni stanno venendo via,
rivelando con grande evidenza delle lacune. Dalla preistoria non vi
sono praticamente testimonianze che possano consentirci di
ricostruire le pratiche spirituali delle isole britanniche. Malgrado
l'abbondanza di siti del neolitico e
dell'età del bronzo sparsi sul
territorio, non vi è nulla di tale periodo che offra vera chiarezza
in termini di divinità adorate o cerimonie celebrate. Con la
diffusione della cultura dell°età del ferro in tutta Europa
troviamo qualcosa di più, anche se, in confronto all'Europa
continentale, nelle isole britanniche non vi è ancora quasi nulla su
cui basarsi. Soltanto con l'arrivo dei romani alla meta del I secolo
a.C. emerge un quadro più chiaro riguardo alle religioni di questi
territori. Tuttavia, poiché il druidismo è stato a lungo collegato
alla cultura celtica, le fonti classiche tendono a essere trascurate
in favore della letteratura medievale irlandese e gallese. Per alcuni
druidi l'opera degli studiosi settecenteschi e ottocenteschi, a sua
volta fatta risalire a molte radici differenti, è sufficiente come
fonte della pratica moderna. Allo stesso modo, per molti oggi
l'interpretazione del druidismo trova la sua fonte nell'opera di
scrittori e ricercatori moderni che hanno creato una tradizione nel
loro stile panicolare. Però il druidismo non si basa necessariamente
su alcuna di queste fonti. In quanto spiritualità profondamente
radicata nel territorio, si è evoluto attraverso le esigenze del
territorio stesso e della popolazione che ci abita, modificandosi,
adattandosi, equilibrandosi proprio come fa il nostro ambiente. Il
druidismo del 420 a.C., quando la cultura della lavorazione del ferro
si stava diffondendo in Britannia, senza dubbio era molto diverso da
quello del 580 d.C., quando il bardo Taliesin scriveva le prime
poesie, e le battaglie tribali fra i sassoni e i britanni erano
feroci. Trascorsi altri 1200 anni, il territorio, la cultura sono di
nuovo molto diversi, con la nascita di un'identità celtica romantica
e con la rivoluzione industriale «a tutto vapore». Osservando il
paesaggio e vari tratti di sentiero alla ricerca della natura di
questa tradizione, ciò che sembra rivestire particolare importanza
non è la continuità bensì i colori, i dettagli e le immagini che
ci saltano all`occhio.
LE TRACCE PIU' ANTICHE
Le immagini più antiche risalgono a
un'epoca in cui il clima della Britannia si faceva gradatamente più
caldo e aveva inizio il periodo che chiamiamo neolitico. Qui si
riscontrano le prime testimonianze di una pratica spirituale. Le
tombe a corridoio del neolitico, sepolcri con camere mortuarie e
corridoi risalenti anche al 4400 a.C., sono oggi considerate i più
antichi monumenti di costruzione umana sulla terra. Sebbene ne
esistano ancora a migliaia in tutta l'Europa occidentale, ciascuno di
essi è sufficientemente diverso da scoraggiare ogni tentativo di
individuare delle costanti. Ciascuno venne usato nell'arco di molte
centinaia di anni, con la collocazione delle ossa ripulite dei morti
nella tomba, ma quanto ai riti che accompagnavano questo compito
abbiamo scarsi indizi. I corpi, uomini, donne e bambini di tutte le
età, venivano scarnificati in mezza dozzina di modi diversi,
perfino quelli posti nello stesso tumulo, con metodi che andavano
dall'uso del fuoco a quello degli uccelli necrofagi. La zona davanti
all°ingresso del tumulo era un luogo di rito, ma cosa venisse fatto
e da chi possiamo ricercarlo solamente all'interno della nostra
memoria dell'anima. Chiunque fossero i sacerdoti, gli elementi con
cui avevano a che fare apparivano dawero potenti. L'energia di queste
tombe è ricca, oscura, terrena, nata da un”epoca con poche
certezze
quando il mondo era vasto e la natura
selvaggia e famelica. Possiamo immaginare di più: che il linguaggio
fosse grossolano, le malattie fatali e profondamente temute, l'aria
densa di odori e ravvivata da colori, il nostro organismo affidato in
maniera cruciale all'istinto per la sopravvivenza. Ogni grado di
comprensione dei misteri delle stelle, delle stagioni e delle maree,
delle costanti di crescita, dei movimenti delle mandrie selvatiche,
della nascita e della morte sarebbe stato profondamente venerato.
Coloro che possedevano la conoscenza, per quanto lacunosa o
superstiziosa, erano riveriti e temuti.
Trovate il tempo di visitare un
,antica tomba a corridoio. Se non ve ne sono di accessibili, recatevi
lì con la fantasia. In un modo o nell 'altro assicuratevi di portare
con voi un 'offerta per gli spiriti, gli antenati, i loro dei e i
guardiani del luogo. Ricordate che le offerte devono essere
rapidamente biodegradabili o commestibili per la fauna locale; I
'ideale è che non ne rimanga alcuna traccia dopo appena qualche
giorno. Prima di avvicinarvi alla tomba, sedetevi in tranquillità e
rilassatevi, calmandovi al punto di essere in grado di ascoltare.
Quindi, tranquillamente e con rispetto, andate fino alla tomba.
Camminare attorno al sepolcro, per tutta la sua lunghezza,
mantenendovi rilassati, ascoltando. Trascorrete un po' di tempo nella
zona davanti all 'ingresso e lasciate vagare la mente,
immaginando cosa potrebbe essere
successo lì. Quale sarebbe stato il ruolo del sacerdote? Se la tomba
è aperta, quando siete pronti e lo desiderate, entrate nel
corridoio. Che cosa provate?
Lasciate la vostra offerta, in pace
e con gratitudine. Nell'allontanarvi da quel luogo, fatelo
consciamente, staccandovi con rispetto dalla sua energia.
Il clima continuò a farsi più caldo.
Nell'arco dei successivi 1500 anni i nostri antenati cominciarono a
sviluppare una comprensione dell'agricoltura, abbattendo gli alberi
per creare i campi, lavorandoli con diverse coltivazioni. Con la
stabilità dell'agricoltura la popolazione cominciò ad aumentare e a
diffondersi. Attorno al 3200 a.C. il clima era ormai quasi
mediterraneo. Ma proprio in quel periodo qualcosa cambiò e seguirono
circa duecento anni di tremendi
sovvertimenti che, a quanto pare, furono causati da violenti conflitti
tribali. I terrapieni circolari con fossato che un tempo erano
considerati fortificazioni collinari della tarda età del ferro
vengono ora fatti risalire a questo periodo di instabilità. Le
antiche tombe a corridoio in quasi tutta l°isola furono
accuratamente chiuse, utilizzando pietre massicce e inamovibili,
forse per sigillare all'interno la potenza degli antichi spiriti
ancestrali, forse per assicurare che non venissero disturbati, forse
per paura. In Irlanda e nei territori nordoccidentali della Gran
Bretagna si costruirono nuovi sepolcri sopra alcune antiche tombe a
corridoio, creando strutture sviluppate come Newgrange, il che
sottintende che qui vi fosse un atteggiamento diverso nei confronti
della religione più antica.
Attorno al 3000 a.C. ritornò la
stabilità, ma le cose erano cambiate. Dopo un millennio e mezzo di
tombe ovali o rettangolari, l'idea si era modificata, portandoci
nell'era del cerchio. Le strutture a terrapieno e fossato divennero'
comuni, e molte si svilupparono in cerchi di pali di legno e
successivamente di pietre. Alcuni di questi sono i sopravvissuti o
sono stati ricreati, come l'enorme anello di Avebury nello Wiltshire
o il più piccolo e oscuro cerchio dei Rollrights nell'Oxfordshire.
In tutto questo periodo inoltre si costruirono tombe circolari,
ciascuna per una sola persona, senza dubbio una figura di rilievo
nella struttura sociale; le ossa venivano sepolte e la tomba veniva
chiusa
per non essere più riutilizzata.
I sacerdoti di questi popoli avevano un
compito molto diverso da quelli del precedente periodo neolitico.
L'energia o l'atmosfera di questi siti è più lieve, più aperta; il
clima era caldo e fecondo. Era un periodo di crescita e cambiamento,
con nuove pressioni che nascevano in una popolazione in aumento.
Alcune di queste possono essere state
espresse nella costruzione di Stonehenge, probabilmente la
realizzazione più sbalorditiva del periodo. Mentre i cerchi aperti
sembrano essere stati costmiti per racchiudere molte centinaia di
persone, dando a tutti coloro che si riunivano lì, forse provenienti
da molto lontano, la possibilità di vedere la cerimonia, a
Stonehenge le cose sono molto diverse. Qui i rituali sarebbero stati
difficili se non impossibili da osservare in dettaglio al di fuori
dei limiti del piccolo cerchio interno. Le parti finali furono
completate attorno al 2000 a.C., evidentemente da un'élìte
dominante che cancellò efficacemente la pratica religiosa di tutti
gli altri siti principali in un tratto significativo di territorio.
Portatevi in un cerchio antico, di
persona sè a distanza accessibile, oppure con la fantasia. In un
modo o nell'altro, ricordate di portare offerte appropriate. Può
trattarsi di un cerchio di pietre oppure di un terrapieno con fossato
o forse di un luogo in cui si trovava un cerchio di legno o di pietre
ma dove ora rimane nel paesaggio soltanto una debole traccia.
Una volta lì, rilassatevi,
lasciandovi andare mentre sedete presso un albero, vi sdraiate
nell'erba o vagate qua e là, avvertendo il tocco della terra sotto i
piedi. Lasciate che le impressioni del luogo vi penetrino nei sensi.
Quale ritenete fosse la causa del
periodo di turbolenze? Quale sarebbe stato il ruolo del sacerdote nei
1500 anni dell'era dei cerchi? Quali erano le necessità della
popolazione? E le necessità della terra?
Consegnate le vostre offerte, in
pace e con gratitudine, prima di andarvene, staccandovi con rispetto
dal luogo.
L'arrivo del bronzo
sembra non aver avuto alcun impatto importante sulle pratiche
spirituali delle isole britanniche, né lo ebbe l'arrivo del ferro.
Fu prima che la cultura della lavorazione del ferro raggiungesse la
Gran Bretagna che ebbe luogo un altro cambiamento e i cerchi vennero
abbandonati attorno al 1200 a.C. La causa sembra essere stata il
clima.
La temperatura
aveva improvvisamente cominciato a scendere, raggiungendo il punto
più basso attorno al 1000 a.C. Il cielo limpido e le notti stellate
che tanto meravigliosamente si accordavano con i templi di pietre
costruiti sulle brughiere e sui prati erano ormai cose del passato.
Pioveva. La temperatura crollò ai livelli di quella che è oggi la
Svezia meridionale, e senza alcuna chiara prevedibilità del tempo,
gli allineamenti solari, lunari o stellari nei templi e nelle tombe
divennero praticamente privi di importanza.
La causa di questo
mutamento climatico è discussa. L'attività vulcanica in Islanda può
avere aggravato il problema, ma forse più interessante per noi oggi
è la questione di quanto i primi
agricoltori
avessero disboscato le foreste che precedentemente coprivano il
territorio. Certamente sappiamo che enormi tratti di terreno
disboscato furono riconquistati dalla natura, diventando
palude, che per
l'agricoltore dell'età del ferro era non soltanto inutile ma anche
pericolosa.
L'attenzione
spirituale si spostò dal punto del cerchio in cui il cielo terso
toccava la terra alla nuova forza naturale che contrassegnava la vita
della popolazione: l'acqua. Le testimonianze archeologiche ora ci
rivelano la ricchezza delle lavorazioni metalliche, dei gioielli .e
delle armi che venivano offerti ai fiumi, ai laghi e ai pozzi in
questo periodo, quando si invocavano gli spiriti dell'acqua.
CHI ERANO I
SACERDOTI DI QUESTI POPOLI?
Dopo l'epoca oscura delle tombe,
seguita dal caldo dell'epoca dei cerchi, arriviamo all'epoca
dell'acqua.
Questa volta fate una passeggiata
fino alla fonte di acqua più grande o più vicina a casa vostra, e
lì cercate di capirne l 'energia, la potenza e la presenza. Abbiate
consapevolezza di tutto ciò che vi dà. Gettate nell'acqua le vostre
offerte con gratitudine e rispetto.
CHI ERANO I CELTI?
Viene spesso
affermato che i druidi erano i sacerdoti delle popolazioni celtiche.
Se le cose stanno così, dove sono i celti nei mutevoli colori e
climi delle isole britanniche?
Il termine Keltoi
fu usato per la prima volta dagli storici greci del V secolo a.C. per
indicare alcune delle popolazioni che vivevano a nord delle Alpi. Fu
questa indicazione che gli archeologi del secolo scorso rammentarono
quando scoprirono testimonianze di una cultura tribale dell`Austria
dell'età del ferro. I reperti, provenienti da quasi mille tombe,
furono datati attorno all'800 a.C. ed erano i più antichi manufatti,
strumenti e armi in ferro a emergere dalla cultura dell°età del
bronzo esistente in tutta Europa. Questa cultura che lavorava il
ferro sembrava essere anche la prima a utilizzare massicciamente i
cavalli in guerra. Oggetti di bronzo e figure su vasellame
dell'epoca ci danno un'idea dello stile di vita, con rappresentazioni
di quelli che potrebbero essere considerati musicisti, bardi,
danzatori, figure sacerdotali e divinità.
La cultura si
diffuse, senza dubbio in parte per via degli spostamenti naturali dei
popoli che risultavano rafforzati dalle loro capacità sia in
battaglia che nell'agricoltura, ma anche attraverso i commerci e la
propagazione di tali capacità. Le prime tracce si ritrovano nella
Britannia meridionale a partire dall'inizio del VI secolo a.C. e
successivamente sembrano spostarsi lentamente
verso sud-ovest
fino alla penisola iberica, verso est fino alla Turchia e verso nord
in Scozia e Irlanda. Quando Giulio Cesare parlava dei Celtae, 400
anni dopo i greci, descriveva un popolo della Francia
centro-meridionale. È difficile allora distinguere chi fossero i
celti. La cultura celtica è semplicemente quella della popolazione
europea dell'età del ferro. Quando tale cultura cominciò a
penetrare in Britannia, il fulcro della pratica spirituale era
costituito dagli spiriti dell'acqua che
tenevano le redini
del clima e inondavano la terra.
LE FONTI
CLASSICHE
Per molti druidi
moderni sono gli antichi sepolcri e cerchi, insieme con le foreste e
i fiumi, le montagne e i prati della natura, a costituire il fulcro
della spiritualità, offrendo loro una porta verso i misteri.
Qualunque manufatto umano dopo l'epoca dell'invasione romana
raramente viene considerato sacro di per sé, poiché ora compaiono
le popolazioni stesse e si crea un ponte attraverso un collegamento
umano. Forse ciò è dovuto al cambiamento negli indizi: d'ora in
avanti sono le persone a fornirli.
Gli scritti dei
generali e degli storici romani ci forniscono le prime testimonianze
(seppure politicamente di parte) delle antiche religioni. Il quadro
che dipingono è quello dei druidi costituenti un'elite istruita
nella società incontrata dai romani, influente in affari politici e
giuridici. in filosofia, storia e istruzione, guarigione e magia,
oltre ad avere la funzione di presiedere o eseguire cerimoniali
religiosi.
Alcuni scrittori,
come Tacito e Strabone, i quali scrivevano in un'epoca in cui la
Gallia era sotto il dominio romano e la Britannia quasi sconfitta,
sottolineavano la natura barbarica di tale cultura, delle sue leggi e
della sua religione. Con zelo quasi missionario sollecitano a
«civilizzare» le tribù secondo il senso dell'ordine e i princìpi
romani e aborriscono l'apparente uso di sacrifici umani (anche se si
può osservare che, nello stesso tempo in cui si diceva ciò
avvenisse, in Gallia erano ancora in piena attività i sanguinari
giochi circensi a Roma). Altri scrittori, però, come il greco
Ippolito, erano maggiormente interessati alla filosofia e
all'erudizione dei druidi, che apparivano loro degne di onore al di
là della degenerazione decadente della loro stessa cultura.
IL TERMINE
«DRUIDA»
Giulio Cesare fu
uno dei primi a scrivere dei druidi, nel I secolo a.C., e fu uno dei
pochi che effettivamente conobbe un druida: il capotribù Diviziaco.
È attraverso l'opera di Cesare che
troviamo per la
prima volta il termine gallico «druida››, il quale sottintende
che non si trattasse di semplici sacerdoti, ma che detenessero anche
un significativo potere politico. L'origine del
termine è però
discussa. Generalmente si ritiene che la prima parte derivi da un
termine che significa «quercia»,
che in molte lingue europee è simile a druí: drus in greco, daur in
irlandese, derw in gallese (dove druida si dice derwydd). La seconda
parte può derivare dalla radice indoeuropea wid, che significa
«sapienza››. Il druida allora si ritiene sia «colui che detiene
la sapienza della quercia».
UNA TRADIZIONE
ORALE
Uno degli indizi
che ci tramanda Cesare e che il centro di formazione dei druidi.
all'epoca dei suoi scritti. era la Britannia. dove si riteneva avesse
avuto origine tale filosofia e la pratica religiosa.
Tuttavia. ciò
suscita ulteriori interrogativi poiché se il druidismo e emerso in
Britannia e la cultura celtica proveniva dall'Europa
centro-orientale, il druidismo era forse la spiritualità della
Britannia prima dell'arrivo dei celti? l sacerdoti erano forse
conosciuti con un nome diverso. anche se la loro ideologia era sempre
la fonte del successivo druidismo? La pratica si sviluppò dalla
mescolanza fra la cultura celtica e il territorio della Britannia?
Per molti druidi
questi interrogativi non sono però pertinenti: il druidismo è una
spiritualità del territorio' e della popolazione, i quali cambiano.
si evolvono. si adattano. Molti ritengono che la fede fosse ispirata
dal paesaggio, dal clima, dalle tribù e dai loro antenati della
Britannia. Tuttavia non vi fu mai un punto d'inizio, soltanto
un'evoluzione graduale. Sappiamo per certo che i druidi non misero
mai per iscritto alcun aspetto della loro religione. Una ragione di
ciò era senza dubbio ridurre il rischio che i loro insegnamenti
fossero dissacrati e male utilizzati. ma anche il fatto che essa, in
quanto tradizione orale. tenesse in altissima considerazione la
potenza della mente e della memoria, senza rischiare mai di finire
con il legarsi a un”unica scrittura o un unico insieme di profezie.
Rimaneva viva, sfuggendo alla delimitazione, prendendo forma attorno
a ogni nuovo influsso che si rivelasse degno.
Molti sono attirati verso il
druidismo da una profonda connessione interiore con la parola
«celtico››. Potranno avere un legame di sangue con la Scozia o
l'Irlanda gaeliche oppure con
le antiche popolazioni britanniche
del Galles o della Cornovaglia. Qual è la vostra connessione?
Trovatevi un paio d 'ore di
tranquillità e mettetevi a sedere davanti a un foglio di carta. Al
centro scrivete la parola «celtico», lasciando fluire la vostra
creatività, decorando la parola finché diventa un'immagine focale.
Usate i colori se vi aiutano a esprimere ciò che desiderate. Da
quella parola centrale lasciate fluire liberamente la vostra mente,
trascrivendo parole in una rete di associazioni collegate.
Che cosa vi rivela la pagina?
IL CONTRIBUTO
DEI ROMANI
I romani cercarono
effettivamente di spazzare via i druidi, tuttavia non era la loro
religione a minacciare gli imperialisti romani, politeisti e pagani,
bensì il potere politico che i druidi
detenevano sulle
tribù. Su tale questione sono state esposte molte idee e ipotesi,
con vari investimenti emotivi e intellettivi nel soppesare le
argomentazioni, ma non abbiamo fatti storici
chiari.
Sappiamo per certo,
tuttavia, che l°influenza dei druidi era significativa, su capi e
re, rotte di commercio e dispute, atteggiamenti verso le popolazioni
in arrivo. I romani non giungeva-
no però con lo
scopo di insediarsi, venivano per assumere il comando, e tutto quanto
avesse valore per ogni regno britannico, le risorse naturali e umane,
i legami commerciali e la conoscenza, era sotto la supervisione dei
druidi. Non sorprende allora che i druidi fossero spesso i più
battaglieri nelle insurrezioni contro gli eserciti conquistatori.
A mano a mano che
le truppe romane si spostavano in tutta la Britannia, l'influenza dei
druidi diminuiva. Il loro ruolo non fu mai più lo stesso, anche se
in Irlanda e nei territori più estre-
mi della Scozia,
che i romani non raggiunsero mai come esercito di conquista, la loro
attività continuò. In Irlanda vi è menzione di un druida ancora
all°opera come consigliere del re di
Cashel nel X
secolo, ma ormai era giunta la successiva ondata proveniente da Roma:
il cristianesimo.
L'invasione romana
non fu contrastata dappertutto. In fin dei conti si trattava di una
cultura forte, ricca di erudizione, letteratura, arte e progresso
tecnico. Vi furono molti re tribali e molti druidi che l'accolsero
bene. Nell'arco dei 400 anni in cui Roma regnò nelle isole
britanniche si sviluppò una cultura mista romano-britannica, che
prima dell'arrivo del cristianesimo fu una
meravigliosa
miscela pagana.
In termini di fonti
da cui i druidi moderni possano comprendere i loro antenati
spirituali, i romani non lasciarono soltanto i loro scritti, ma anche
quadri e iscrizioni riguardo alla natura degli dei. Da buoni pagani,
i romani precristiani che giunsero sulle coste britanniche si
rivolgevano automaticamente agli spiriti e alle divinità del
territorio perché li guidassero e li aiutassero nel loro cammino su
questo suolo: senza la protezione, il nutrimento, l'accettazione del
territorio, i romani sapevano che non sarebbero stati in grado di
sopravvivere.
Vi sono molti
esempi di templi di costruzione romana che sono semplicemente uno
sviluppo di un precedente sacrario celtico. Vi sono anche esempi di
romani che onoravano sui loro altari gli spiriti della terra che
consideravano essere le divinità locali, accanto al dio o agli dei
che si erano portati dietro dalla madrepatria. È attraverso queste
iscrizioni che i druidi moderni stanno scoprendo i nomi degli antichi
dei.
Passate un po' di tempo a riflettere
sull'influsso dei romani, così come avete fatto per i celti.
individuate l'ubicazione di un sito
romano-britannico, magari con l'aiuto della vostra locale biblioteca.
Se possibile, andateci. Trascorretevi un po' di tempo vagando
liberamente, rilassandovi, ascoltando. Cosa provate, cosa immaginate?
Ricordate di portare con voi un
'offerta appropriata da lasciare come dono di rispetto e
ringraziamento, e di staccarvi completamente e consciamente quando vi
allontanate da un luogo antico o sacro.
Se non potete recarvi a un sito
romano-britannico, potete organizzare una gita a una località ben
nota, come le terme romane di Bath, nel Somerset, sacre alla dea
britannica Sulis e
alla dea romana Minerva.
Quando l'impero era
sotto l'attacco dei barbari a metà del V secolo, il ritiro romano
dalla Britannia fu in effetti soltanto una rimozione degli organismi
militari e governativi. Coloro che erano giunti con l'impero e si
erano stabiliti in Britannia rimasero in quello che era ormai un
territorio riccamente multiculturale, in cui la diversità degli
influssi era stata nutrita dal libero movimento delle persone e dei
commerci in tutto il mondo romano. Era un territorio, però, che nel
V secolo aveva ormai una forte classe dirigente costituita
principalmente da cristiani.
Questa miscela di
influssi lasciò il segno sulla religione indigena delle isole
britanniche, ma quando gli eserciti romani se ne andarono non
trascorse molto tempo prima dello sbarco di nuovi invasori sulle
coste orientali, a cominciare dai sassoni e a seguire con i vichinghi
danesi, due popolazioni pagane che giunsero in una Britannia dominata
principalmente da re cristiani.
I RACCONTI
MEDIEVALI
Con l'influsso dei
druidi ridotto sotto il dominio romano, e poi con la tirannia del
nuovo cristianesimo, l'essenza della fede soprawisse in maniera
particolarmente forte attraverso l'arte dei
bardi. La prima
fonte scritta sulla tradizione druidica di origine non classica
risale alla fine del VI secolo: la letteratura dei bardi medievali
del Galles e dell'Irlanda.
I bardi facevano
parte della casta dei druidi e, sebbene gli indizi siano scarsi, si
ritiene che il processo per diventare druida comportasse molti anni
di addestramento tra i bardi, apprendendo le storie e le genealogie
del popolo servito dai druidi. Il molo dei bardi era affermare
l'identità della tribù e la forza del re, spesso con genealogie che
risalivano agli dei. Con instancabili elogi i bardi lodavano il
coraggio dei guerrieri e la bellezza delle donne, divertendo e
descrivendo riccamente le virtù di coloro che li mantenevano.
I bardi non erano
considerati una minaccia per gli invasori romani e proseguirono nella
loro funzione di intrattenitori e cantastorie, ora non soltanto
conservando le conoscenze del loro mestiere ma anche portando con sé
gran parte della sapienza dei druidi, avvolta in un tessuto diverso.
Quando le loro scuole non venivano trasformate radicalmente dallo
sviluppo romano o cristiano, proseguivano con gli antichi
insegnamenti. In effetti, soltanto nel XVII secolo fu chiusa l”ultima
scuola di bardi in Irlanda e appena all'inizio del XVIII secolo in
Scozia.
Nel VI secolo i
sassoni erano ormai in movimento verso ovest alla ricerca di terre
ove stabilirsi, e coloro che non potevano o volevano tollerare il
cambiamento venivano respinti a occidente, verso il Galles e la
Scozia meridionale. Ciò suscitò due filoni di interesse nelle
popolazioni che si trovavano sotto tale pressione: il primo in quei
nuovi arrivati che erano curiosi riguardo alla cultura che la loro
presenza stava diluendo, se non distruggendo; il secondo in quelle
stesse popolazioni che provavano una crescente necessità di
preservare tale cultura.
Chi erano queste
genti? Erano i romano-britannici con, ai margini, le tribù
britanniche che erano state leggermente meno influenzate dai 400 anni
di civilizzazione romana. Quanto alla loro cultura, ormai la lingua
britannica aveva assorbito un bel po' di latino, per struttura, suono
e lessico, al di sopra degli influssi celtici che si erano diffusi
precedentemente in tutta Europa. Con le nuove invasioni si incontrava
ora con la lingua dei sassoni germanici e fu attorno a quest'epoca,
come asserzione di identità britannica, che fu creata la lingua che
oggi chiamiamo gallese medio. Era una lingua estremamente complessa
che forse non fu mai parlata liberamente, ma fu escogitata dai bardi
come lingua della poesia da cantare o cantilenare e come mezzo per
preservare una cultura ancestrale minacciata.
In Scozia la
popolazione dei pitti era stata respinta verso nord dall'invasione
irlandese attorno al 300 d.C. e la lingua gaelica irlandese era
divenuta dominante, spazzando via efficacemente
quella dei pitti
precedenti.
Così la maggior
parte della prima letteratura irlandese e gallese si sviluppò non
come progressione naturale dalla tradizione orale alla lingua
scritta, ma come espressione determinata dell'identità culturale.
Alcuni storici
affermano che la tradizione tanto meravigliosamente espressa da tali
libri fosse già morta e che gli scrittori andassero a ripescare,
attraverso un divario di alcune centinaia d'anni, una cultura di cui
avevano scarsa comprensione. Certamente le storie, le poesie e le
canzoni non sono una pura rielaborazione degli antichi racconti. Sono
scritte con un rivestimento distinto seppure meravigliosamente
creativo sia di influssi greco-romani sia del cristianesimo, che era
la fede praticata dalla maggioranza degli autori. Tali influssi non
soltanto si intrufolavano dentro per il fatto di essere la mentalità
dell'autore, ma anche come consapevole mano censoria, modificando il
centro
dell'attenzione e rielaborando i racconti in modo da includere il
loro dio o i loro dei.
Per molti druidi
moderni questi racconti sono di eccellente valore come fonti di
ispirazione spirituale e non diminuiscono di pregio per via di tale
miscela di culture. Sono un'altra espressione dell”evoluzione di
una spiritualità che onora la creatività e gli dei di tutto il
creato.
FONTI DI
ISPIRAZIONE
Pertanto le fonti
storiche del druidismo non sono interamente chiare. Il sentiero è
tortuoso e da lontano appare piuttosto accidentato. Eppure per chi vi
sta sopra, per chi avverte la terra,
i ciottoli e l'erba
sotto i piedi, è una fiammata di colori selvaggi.
In quanto religione
delle isole britanniche, della loro flora e fauna, e del potere dei
doni che ogni spirito ha apportato alle loro coste, della profonda
sapienza dei loro sacerdoti, questa tradizione offre alla persona che
si guarda indietro alla ricerca di ispirazione migliaia di luoghi in
cui immergersi e respirare profondamente. E se noi intendiamo il
druidismo come una spiritualità il cui fulcro è la ricerca di
ispirazione divina e perfetta, un'ispirazione che ci fornisca una
profonda conoscenza e libertà, una vera creatività, dobbiamo anche
accettare che ogni anima trovi tale fonte a modo suo.
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Emma Restall Orr,
I PRINCIPI DEL DRUIDISMO
I PRINCIPI DEL DRUIDISMO - capitolo 1
primo capitolo del libro:
I PRINCIPI DEL DRUIDISMO
di Emma Restall Orr
1
CHE COS'E' IL DRUIDISMO?
Se davvero volete saperlo, smettete
di leggere per un po'. E in uno zaino ínƒilate un po'di cibo,
frutta secca, un paio di mele, quello di cui vi sembra di aver
bisogno, e qualcosa da bere. Vestitevi a seconda delle condizioni
atmosferiche, prendete un maglione o un impermeabile se necessario.
Poi fermatevi per un attimo. Guardatevi attorno. E camminando
lentamente per la casa prendete nota di tutto ciò che esprime chi
siete, cosa avete creato, cosa è in corso di svolgimento, cosa
sperare di essere, o di essere considerati. Osservate cosa ha valore
per voi e cosa no. Scegliete qualcosa che incarni, realmente o
simbolicamente, ciò che apprezzate di più, ciò che vi ha dato di
più, consentendovi di scoprire le capacità e le certezze che sapete
di avere. Dovete essere pronti ad
abbandonarlo, a regalarlo, eppure
deve essere per voi sufficientemente significativo da rendere
profondo, perfino difficile, Fatto di abbandonarlo. Mettetelo nello
zaino o in tasca e uscite di casa, in treno, in auto, in bicicletta o
a piedi portatevi al di fuori degli edifici, dell'asfalto e del
cemento, arrivando in un paesaggio che sia il più possibile vicino
al mondo naturale selvaggio, lontano da strade, rumore e
affollamento, lontano dai campi di coltivazioni irrorate e dal
metallo che arrugginisce. Dovunque vi troviate la storia è vostra.
Potrete essere in un 'aperta brughiera, con il ronzio delle api in
mezzo all'erica e il vento che turbina attorno agli abiti. Potrete
essere nel bosco, con ramoscelli che si spezzano sotto i piedi, nelle
narici l 'odore delle foglie marcescenti. Potrete essere in un parco,
sotto un salice sulla riva di un laghetto, cullati dal tubare dei
colombi, mentre la città che vi racchiude scompare delicatamente
nella tranquillità. Ciascuno di noi ha una percezione diversa di
cosa significhi selvaggio e naturale (ma sia abbastanza sicuro da
trovarvisi da soli). Dovunque sia, restate li, per un 'intera
giornata, per qualche giorno, a camminare, osservare, percepire,
sedere, ascoltare: voi stessi, il mondo che vi circonda. Ascoltare
qui non è una cosa da fare con un qualche sforzo. È un processo in
cui si acquisisce consapevolezza, senza dare
giudizi, senza essere tenuti a
reagire o a rispondere. E mentre ascoltiamo i nostri sensi corporei
cominciano a svegliarsi. Consciamente cominciamo a respirare
attraverso i pori, a odorare con la pelle, a osservare e percepire
con il nostro sottile corpo energetico. E così facendo gli effetti
della nostra presenza cominciano a esercitare un minore impatto sul
mondo che ci circonda. Passate un po' di tempo ad ascoltare in questo
modo, e quando vi fermate a mangiare condividete il vostro cibo,
apertamene e con gratitudine, restituendone più di un po' alla
terra, lasciandone una catasta in un luogo nascosto dove potrà
essere trovato dalle creaturine e dagli esseri fatati, spargendo
briciole sul terreno, versando una buona sorsata nel suolo o nella
sabbia. Quando avvertite che la vostra presenza ha cominciato
delicatamente a fondersi con l 'ambiente in cui vagate, lasciate che
la mente rifletta sulla vostra ricerca, sul vostro desiderio di
saperne di più riguardo all 'antica tradizione del druidismo. Qual è
la vostra motivazione? Che cosa sperate di acquisire? Che cosa vi
aspettate? Come potrà cambiare la vostra vita? Chi sperereste di
incontrare e quale aspetto avrebbe? Che cosa vi verrebbe chiesto? Se
ascoltate con mente aperta, resa tranquilla dalla mescolanza fra il
vostro senso del sé e il mondo naturale, le risposte che emergeranno
saranno il vostro primo assaggio di druidismo. intrecciata in tali
risposte ci sarà una chiarezza che vi insegnerà più di ogni parola
scritta. Attraverso tali risposte emergerà anche una comprensione
del primo passo che dovrete compiere nel viaggio all'interno di
questa tradizione. È giunto il momento di lasciare il vostro dono,
come offerta sia alla terra che vi nutre, sia a coloro che hanno
percorso il cammino prima di voi, agli antenati druidi che vi
guideranno lungo la via. Sta a voi decidere come consegnare il dono.
Potrà essere sistemato sull'incurvatura di un albero, gettato nell
'acqua o lasciato a un ente di beneficenza durante il ritorno a casa.
La natura del dono e la natura del vostro mondo, insieme con un po'
di buon senso e di sensibilità ambientale, renderanno chiare le
possibilità. L'aspetto importante è l'atteggiamento con cui viene
Offerto, e l'atto di lasciarlo andare. E se non vi sembra,
sinceramente, di avere raggiunto un punto in cui possiate offrire il
vostro dono, lasciandolo andare consciamente con gratitudine, allora
tornate un altro giorno, e un altro e un altro ancora. Ma non
proseguite nella lettura finché non lo avete fatto.
IL VECCHIO
Da qualche parte della nostra mente vi
è quel vecchio druida che tutti noi consideriamo l'originale, il
prototipo. È magro, sulla settantina, alto circa un metro e ottanta,
con lunghi capelli bianchi, spettinato, e con una barba bianca
piuttosto lunga che termina a punta. Indossa una semplice veste
biancastra con un lungo mantello scuro sulle spalle, le ampie pieghe
di un cappuccio, sandali ai piedi. In mano potrà avere un ramoscello
di vischio, un falcetto d'oro o un bastone di legno riccamente
ornato.
I dettagli possono variare a seconda
del nostro intuito riguardo alle caratteristiche che esprimono le
qualità da lui certamente possedute, ma che sia un po' più alto, un
po' più in carne, con occhi scuri o azzurri, possiede aspetti di
uomini anziani, sensibili e potenti, che abbiamo incontrato nella
nostra vita, insieme con immagini tratte da libri di fiabe e fumetti
che abbiamo letto, film che abbiamo visto. Che sia biondo o bruno, il
vecchio druida è una fonte di sapienza universale e profonda.
Muovendosi con una serenità distaccata dalle cose del mondo, mescola
gentilezza ed età con un'invulnerabilità assoluta. A molti appare
essere un'incarnazione del territorio della Gran Bretagna,
dell'Irlanda e della Bretagna, orgoglioso della sua dignità, le
colline ondulate, le brughiere selvagge e le notti tempestose,
caotico come le loro siepi di arbusti, e scontroso come non mai.
Sentiamo che il druida potrebbe parlare con gli uccelli, evocare il
tuono, affrontare senza timore qualunque uomo. Soprattutto, questo
vecchio druido che si aggira nella nostra mente, sfregandosi il mento
e
immerso nei pensieri, che racconta le
sue verità con un tocco di ironia, è quasi certamente e decisamente
un «lui››.
LA REALTÀ
Questa figura archetipica svolge un
ruolo persino tra coloro che sempre più numerosi praticano oggi il
druidismo. Per una minoranza l'immagine del vecchio potrà far parte
dell'incentivo a ricercare questa tradizione, stimolando la fantasia,
ma per molti druidi è ciò che sta al di sotto dell'aspetto del
vecchio (la sua forza spirituale, la certezza e la flessibilità, la
sua connessione con il mondo naturale, la sua sensibilità e
sapienza) a costituire una potente fonte di ispirazione. Alcuni
potranno confessare un incanto infantile per i druidi destato dalle
storie di Merlino, Gandalf o Panoramix, i quali si riuniscono tutti
nel vecchio e saggio mago del nostro retaggio culturale collettivo. E
quando qualcuno che non sa nulla del druidismo moderno viene a sapere
che vi sono davvero druidi che ancor oggi praticano tale fede, spesso
è proprio quell'immagine a balzare alla mente. Eppure quando
osserviamo i druidi moderi il quadro è ben diverso. Ci troviamo di
fronte a una varietà enorme che, a mano a mano che sempre più
persone scoprono questa tradizione, si fa via via più ampia e ricca
di varianti. Pure in crescita è il numero di Ordini e piccoli
gruppi, ciascuno dei quali trova ispirazione e dà espressione a un
aspetto diverso di questa tradizione, ciascuno con priorità diverse,
caratteristiche e accenti diversi in materia spirituale e rituale. Le
qualità fondamentali del vecchio sono ancora presenti, come un
profumo nell'aria, ma lui è raramente una presenza ovvia. Un druida
oggi può benissimo essere una donna anziché un uomo e può
provenire da qualunque ambito sociale, religioso o formativo, può
avere qualunque condizione economica, qualunque sessualità e razza o
nazionalità. In questa tradizione arrivano persone di ogni età, dai
figli dei dmidi ai membri più anziani della società. Urbano o
rurale, il druida può essere un avvocato ambientalista, un
insegnante elementare, uno studente di arte, un'infermiera, un
contabile, uno che vive in una capanna in un accampamento di
contestatori oppure uno che gestisce un”azienda di consulenze
informatiche in una città grande o piccola...
Nel druidismo non vi è traccia di
«evangelismo››, per cui i druidi, sebbene sperino di vivere le
proprie convinzioni con coerenza, per la maggior parte non rendono
nota la natura della loro spiritualità. Molti lavorano o vivono
accanto a colleghi i quali non hanno idea che loro pratichino il
druidismo. Così il druida può essere la manager con computer
portatile oppure la cameriera della tavola calda oppure quel
magazziniere dai baffi ridicoli, il direttore marketing che sembra
così alla mano, il fotografo al matrimonio, il consulente, la mamma
della fidanzata... Queste persone così diverse possono celebrare la
loro spiritualità in enormi riti pubblici o in piccole riunioni
private o in
allegra solitudine. Una cerimonia
druidica può essere selvaggia e spettacolare, una riunione di notte
nel profondo del bosco, con colore e canti e tamburi e falò, oppure
può essere intensa nella
profondità della sua calma, riflessiva
e precisa, in una stanza a lume di candela che risuona delle parole
di antiche poesie. I druidi moderni possono anche cambiarsi quando si
preparano per i riti, le feste e le preghiere: la valigetta o la
cassetta degli attrezzi lasciano il posto a un'arpa o un calice, la
mente è spalancata per la danza del rito, l'abito o i jeans di ogni
giorno vengono sostituiti da vesti ampie o altri indumenti speciali
di colore blu e verde, oppure rosso e oro, o multicolori, spesso
realizzate in tessuto naturale non tinto, alcune semplici, altre
meravigliosamente ornate.
Quale che sia la celebrazione, un
obiettivo fondamentale è vivere e respirare la filosofia. Così il
vecchio che costituisce l'archetipo del druida nella nostra cultura
viene capito dal ragazzo che sta seduto immerso nella quiete a
suonare l'arpa, indossando una veste di colore verde scuro, sotto i
vecchi faggi, così come dalla donna che medita davanti al suo altare
immacolato, scivolando nel suo concetto più chiaro di luce perfetta,
con una veste bianca orlata di viola e rosso, a riflettere sul
problema che le è stato chiesto di risolvere. Eppure ciò che questi
due hanno preso da tale archetipo, consciamente o no, per ispirare la
loro espressione di una spiritualità che entrambi chiamano
«druidismo››, può essere assai differente. E che dire della
sacerdotessa con piume fra i capelli che percorre a piedi le
brughiere fino all'antico cerchio di pietre, cantando alla sua dea,
ridendo con
elfi e folletti che le corrono accanto?
Questa donna ha un collegamento con l”archetipo ancora diverso,
così come il sacerdote dal copricapo di corna che al margine di un
campo di orzo ondeggiante invoca con voce tonante il suo dio del sole
glorioso. Dal saggio allo stregone, dall'eremita al consigliere di
corte, dal selvaggio dei boschi al guaritore di villaggio, dal
cantastorie al veggente, le immagini del «druida›› percepite da
chi ora entra in questa tradizione sono quasi altrettanto varie dei
druidi stessi.
Allora cosa mette assieme tutte queste
persone come allievi attivi e celebranti di un'unica tradizione? Che
cos'è il druidismo?
IL TERRITORIO IMMERSO NELLA NEBBIA
Le aree di interpretazione comune in
cui si riconoscono i druidi sono quelle fondamentali per il druidismo
moderno nel suo insieme. Sono queste che guidano il comportamento del
druida, la sua etica e le sue relazioni. Quando si tratta di pratica
rituale, il terreno comune è spesso meno ovvio, seppure
profondamente implicito. Per scoprire l'essenza del druidismo
dobbiamo andare molto al di là dell'archetipo del vecchio druida in
bianco con gli occhi sfavillanti, che ritorna al territorio da cui è
emerso. Soltanto recandoci in questo luogo possiamo sperare di capire
che cosa induca a praticare ancora questa fede, con la sua ricchezza
di individualità, creatività e celebrazione. Il druidismo è un
territorio che è sempre esistito, eppure da migliaia di anni è
immerso nella nebbia. Se ne sia mai stato privo è solo questione di
congetture, una memoria onirica dell'anima. È un territorio che
conosce la nebbia e se ne compiace. Non è un luogo comodo in cui
vivere per un”anima incarnata, sebbene sia possibile recarvisi. La
nebbia non è impenetrabile, ma il viaggio può essere difficile: la
visibilità è spesso minima (seppure a volte improvvisamente e
sorprendentemente chiara)
e vi sono pericoli. Se dovessimo
viaggiare verso questo territorio partendo dal nostro, magari volando
sul dorso di un falco smeriglio, faremmo meglio a non tentare un
atterraggio nella nebbia. Tuttavia nel1'arco degli ultimi millenni
varie regioni di questo territorio, quasi sempre alture, colline e
montagne, sono emerse dalla nebbia. Viste dal dorso del falco hanno
l`aspetto di isole su un mare grigio lattiginoso. La vegetazione può
essere simile, e così gran parte della fauna, e se noi siamo
abbastanza sensibili da avvertirne l'energia, l'atmosfera, possiamo
ritenere che vi sia qualche
antica connessione.
Quando una zona emerge effettivamente
dalla nebbia, la notizia si diffonde tra coloro che sono interessati
a tale territorio, che viene allora visitato da molte persone ansiose
di percorrerne le antiche foreste e i prati, attraversarne le
brughiere e le montagne, scoprendo antichi sentieri o creandone di
nuovi. Alcune parti che emergono non rimangono visibili ai lungo, ma
scompaiono di nuovo nella nebbia, per essere visitate soltanto da
mistici e pazzi.
Alcune zone rimangono visibili per
centinaia di anni, per cui coloro che le visitano modificano il
paesaggio con la loro presenza, domando l'ignoto selvaggio,
rendendolo più accessibile a chi seguirà. Altre regioni vengono
rivendicate da coloro che le hanno visitate, e si costruiscono alte
mura che rendono il territorio una proprietà esclusiva. Alcune zone
sono inabitabili, troppo elevate o instabili, ma la loro vista
riempie di soggezione l'osservatore.
Da qualunque via ci si awicini a questo
territorio, dovunque si tocchi terra, non è possibile vedere
l'intero paese. Eppure dai viaggi in differenti regioni dove vi sia
stata aria tersa e dalle discese nella nebbia possiamo pervenire a
una comprensione della natura del territorio.
Sul dorso del falco, se verrete con me,
coglieremo un barlume di ciò che sta immerso nella nebbia. E se
ascolterete bene, mentre faremo il nostro viaggio, io vi parlerò di
ciò che so esserci sotto quel mare grigio e magico. IL PROBLEMA DI
TROVARE UNA DEFINIZIONE In una tradizione spirituale in cui vi sono
tanti modi di vedere differenti è quasi impossibile trovare una
definizione onnicomprensiva. Si sono riuniti dei gruppi per studiare
tale questione, sia seriamente sia con umorismo alimentato dalla
birra, sia per studiare le antiche leggi irlandesi di Brehon, sia per
contemplarsi l'ombelico. Ma, semplicemente, non vi è alcuna sacra
scrittura a cui possano fare riferimento tutti i druidi. Non vi è un
unico dio, e nemmeno un unico pantheon, che tutti i druidi
riveriscano come forza di guida divina. Non vi sono profeti che
abbiano dettato grandi verità insieme con obblighi rituali, ma
soltanto mescolanze di eroi storici e mitici. Sotto molti aspetti il
druidismo è perfino più complesso del paganesimo o di un'altra
vasta spiritualità come l'induismo. È
una fede realmente politeistica, entro
la quale si possono trovare spazio e onore per qualunque divinità o
concetto di divinità, insieme con i loro sacerdoti, devoti e
filosofi. Ve ne sono molti
in questa tradizione a chiamarsi
cristiani, mentre alcuni asseriscono che il druidismo non è affatto
una religione, e nemmeno necessariamente una spiritualità, ma
semplicemente una filosofia di vita. La maggioranza dei druidi,
però, è in un modo o nell'altro pagana. Nel pronunciare questa
affermazione, tuttavia, è necessario esplicare il paganesimo come
viene generalmente
inteso all'interno di questa
tradizione.
Il concetto secondo cui è pagano
chiunque non aderisca a una delle tre religioni monoteiste
mediorientali, cristianesimo, ebraismo e islamismo, è ormai caduto
in disuso, anche se si ritrova
ancora in molti dizionari. L'idea che
un pagano sia un abitante delle campagne (anziché delle città) ci
si avvicina di più, ma è ancora un po' ristretta e fuorviante. La
definizione più precisa è
che un pagano, è chi riverisce gli
spiriti e le divinità del suo ambiente locale: della terra sotto i
suoi piedi, della sua fonte o sorgente di acqua dei boschi e dei
fiumi, dei campi e degli edifici, del sole e della luna e della
pioggia, e altro ancora; di tutto ciò çhe costituisce il mondo
esistente attorno a lui. La maggioranza dei druidi, quali che siano i
loro dèi, riconosceranno che questo è un aspetto fondamentale della
loro pratica. Se alcuni adoreranno lo spirito di una sorgente, per
esempio, come divinità, come uno fra tanti dèi, e altri
intenderanno lo spirito come aspetto di un dio o di una forza
creativa superiore, ogni dmida praticante si premurerà di presentare
offerte e recitare preghiere di ringraziamento ogni volta che visita
quel luogo sacro.
UNA SPIRITULITA' DEGLI ANTENATI E
DELLA TERRA
È anche possibile definire il
druidismo una spiritualità degli antenati e della terra. Anche se
accettiamo idee secondo cui il druidismo fu portato in Gran Bretagna
dagli antichi egizi che avevano ricevuto le loro conoscenze da
profughi di Atlantide, cosa che a molti sembrerà piuttosto un'ardita
fantasticheria, l'essenza della fede è ancora il fatto di onorare la
terra fertile e i padri/madri apportatori di vita e saggezza. Le più
accreditate origini di questa fede ci riportano alle culture
primitive dell'Europa neolitica e all`impulso motivante che sta
dietro qualunque religione: la necessità di capire il mondo che ci
circonda nella nostra ricerca di sopravvivenza, insieme con qualche
modo per assicurarci il futuro mediante la fertilità della terra e
della tribù. In ciò il druidismo si collega alle altre tradizioni
degli antenati e della terra di tutto il mondo, come quelle degli
indiani nordamericani, dei maori e degli huna, degli aborigeni, degli
zingari, e le spiritualità indigene dell'Africa e dell'Asia. La
scienza ci avrà fornito risposte a molti degli interrogativi e delle
crisi dei nostri antenati, ma rendere omaggio ai misteri e alle
manifestazioni della vita è ancora un atto profondamente sacro e
gratificante e rimane nel profondo del cuore del druidismo moderno.
SCARPE BUONE E UNA BUSSOLA
Intendere il druidismo in questo modo
chiarisce come il venerare gli antenati e il venerare la terra
costituiscano i due punti fondamentali di questa tradizione. Gli
antenati cominciano con i nostri genitori e proseguono all'indietro
quanto più lontano possiamo immaginare. Molti di noi sanno poco o
niente dei propri antenati, la nostra genealogia si fa nebulosa al di
là dei nostri nonni e scompare nel fango con il volgere del secolo
scorso, ma per il druida questa non è una limitazione. Gli antenati
esistono come popolo in spirito e includono non soltanto la nostra
genealogia ma anche quella di coloro che sono vissuti e morti sulla
terra sotto di noi, indipendentemente dal tempo lungo o breve in cui
anche noi (o la nostra genealogia) siamo vissuti qui. Vengono onorati
anche i nostri antenati spirituali, vale a dire tutti coloro che
hanno praticato questa tradizione spirituale, i nostri maestri e le
nostre guide, sia vivi che morti. Inoltre vi sono dmidi il cui sangue
non è di queste terre, i cui antenati adoravano dèi diversi in
terre diverse e in climi diversi, e si intende che ciò debba
influenzare la pratica di tali druidi. Si venerano anche gli dei dei
nostri antenati, perché anch'essi fanno parte di ciò che ci ha resi
quelli che siamo. Poiché nel druidismo vi è una generale
accettazione della trasmigrazione delle anime, senza limitazione a
una sola genealogia o se è per questo a una sola specie, l'atto di
presentare offerte agli antenati viene compiuto con una convinzione
consapevole che così facendo il druida offre un dono e rende omaggio
agli spiriti dei suoi discendenti, attraverso il suo sangue, la terra
e la tradizione.
La pratica della fede è anche
influenzata dall'ambiente circostante, in quanto i druidi rispondono
alla terra che li circonda, ascoltandone i bisogni e i canti e i
racconti degli spiriti in essa racchiusi. Pertanto un druida nato e
cresciuto nelle brughiere del Lancashire avrà una pratica diversa da
uno nato al caldo della Florida e ora residente nel Kent o, se è per
questo, da un druida del Galles settentrionale che ora viva in
Giappone.
Il modo in cui i druidi considerano
sacra la terra varia a seconda del loro concetto di divinità. Per la
maggior parte i druidi sono animisti, intendendo che tutti gli
Aspetti, della natura vibrano di spirito, eppure se molti druidi
ammettono alcuni spiriti sono divini o si incarnano in una divinità,
come gli spiriti dei fiumi, della luna, di una foresta e così via,
altri li intendono semplicemente come espressione creativa o aspetto
di un dio o una dea superiori. Tutti i druidi venerano la terra,
anche se per molti l'operare si limita alla loro pratica spirituale e
alla loro località, mentre altri sono coinvolti in un ambientalismo
planetario. Due effetti, che in sé sono una parte importante della
definizione di druidismo, emergono dalla pratica di venerare gli
antenati e la terra. Il druida accetterà senza riserve l'esperienza
individuale di un'altra persona, il suo modo di vedere, i suoi dei e
la sua pratica spirituale (purché tutto ciò non disonori la terra o
gli antenati): tolleranza perfetta. E il druida entra in relazione
con ogni creatura, di pietra, legno o foglie, con pinne o piume, con
le ali o a quattro zampe, che striscia o cammina, con pelo, pelliccia
o pelle liscia, altrettanto quanto con gli esseri umani,
principalmente in quanto spirito e pertanto con uguale diritto alla
vita, al rispetto e alla dignità: uguaglianza perfetta. Intendendo
questi elementi, la terra e gli antenati, come due
fondamenti poderosi del druidismo
moderno, forse possiamo fermarci un attimo. Pensiamoci sopra. Quanto
onoriamo i nostri genitori? Che cosa sappiamo dei nostri antenati e
degli antenati della terra sotto i nostri piedi? In che modo li
veneriamo o potremmo venerarli, riconoscendone lo spirito,
l'esperienza, i doni? E che dire dei maestri che ci hanno fatto da
guida, con lezioni difficili, oltre a quelle in cui riuscivamo
meglio? E che dire del nostro atteggiamento verso la terra? Pensiamo
a cosa abbiamo ricevuto dalla terra e in quale modo abbiamo formulato
ringraziamenti per questo, in che modo abbiamo contraccambiato
consapevolmente, donando a nostra volta. Allora infiliamoci questi
principi fondamentali, come se fossero robusti scarponi, e leghiamo
bene i lacci. Nel viaggio all'interno di questa tradizione ci
forniranno una base sicura. E guardando la strada davanti a noi,
prendiamo come bussola i fondamenti della tolleranza e
dell'uguaglianza. Ci riproietteranno sulla
retta via, se il dubbio dovesse
annebbiarci il cammino.
IL VIAGGIO
Il mio primo suggerimento era di
smettere di leggere, uscire e percorrere a piedi il territorio,
lasciandosi alle spalle il mondo civilizzato per scoprire il mondo
della natura dove le vibrazioni dell'umanità non sono onnipresenti,
spazi selvaggi dove, non più distratti dalla minaccia del giudizio
degli altri o dalle nostre inibizioni e dalle cose che riteniamo di
dover fare, possiamo
sentire meglio noi stessi, sotto le
maschere e i ruoli che recitiamo, spazi in cui noi siamo abbastanza
forti da riflettere su come i possiamo cambiare e fluire.
Nel vostro spazio aperto avete
presentato un'offerta di voi stessi, sia alla terra come
ringraziamento, sia a quei druidi che sono gli antenati e i guardiani
della tradizione, esprimendo il vostro desiderio e impegno a
scoprirne di più. Tali offerte mescolano la nostra celebrazione di
chi siamo e di ciò che abbiamo ricevuto con la nostra disponibilità
a sacrificare qualcosa di noi, una parte della nostra forza e
abbondanza. e ci aiutano a vedere più chiaramente sia ciò che
abbiamo, sia come abbiamo intenzione di cambiare.
È nelle braccia della natura, nei
colori del tramonto, nella danza delle libellule, nei pensieri che
scorrono attraverso di noi quando osserviamo l'orizzonte attraverso
l'erba, sentendo la terra sotto il nostro corpo, ascoltando ben
desti, che rifulge lo spirito del druidismo. La terra stessa, con le
marce e i cicli della natura, è la sacra scrittura di questa
tradizione e la fonte del nostro modo di intenderla. Queste parole
non sono che una mappa grossolana e una guida sul campo, con
suggerimenti e idee su ciò che si potrebbe vedere lungo il cammino.
Non vi è necessità di sforzarsi di credere ad alcunché, né di
amare e seguire ciecamente. Il druidismo è un viaggio spirituale
dell'anima individuale, un viaggio che onora ogni visione ed
espressione inconfondibile. Ispira idee che vengono intese
semplicemente come idee, finché l'esperienza non le trasforma in
conoscenze.
CHI POSSIAMO INCONTRARE LUNGO IL
CAMMINO?
Ogni cammino nel druidismo condurrà in
qualche fase il viaggiatore all'incontro con altri druidi e
indagatori. Percorrere il cammino da soli è spesso una fase
necessaria del viaggio, ma unirsi ad altri può essere tanto
gratificante quanto istruttivo. Se coloro che il viaggiatore può
incontrare possono provenire da ogni parte della gamma
dell'espressione druidica, possono anche operare a livelli
diversissimi entro tale tradizione. La spiritualità mistica che è
il nocciolo del druidismo è un luogo di profonda dedizione personale
che ispira il druida a incentrare l'intera sua vita su questa fede.
Attorno a tale nocciolo vi è la più vasta comunità del druidismo,
dove l'intensità e la disciplina
non sono tanto esigenti. Questo corpo
esterno è emerso negli ultimi dieci anni con l'enorme crescita di
interesse per il druidismo e la maggiore accessibilità offerta da
cerimonie pubbliche e aperte a tutti. Ciò ha consentito di
coinvolgere molti che non sarebbero stati pronti o interessati al
viaggio mistico, preferendo lasciarlo a una casta sacerdotale, ma che
vogliono imparare qualcosa di più, riunirsi assieme per celebrare le
feste e i riti e sforzarsi di vivere secondo i principi druidici.
Alcuni dei druidi che potremo incontrare lungo il cammino, però, non
fanno parte del nuovo e crescente corpo del druidismo moderno. Sono
guide e maestri che raggiungiamo attraverso i sottili sensi della
nostra mente. Esistono nei mondi interiori, al di là della nebbia.
L'offerta che avete fatto all°inizio del viaggio, se compiuta con
sincerità, avrà ispirato un tale maestro a interessarsi di voi e
del vostro cammino di scoperta, a qualunque livello di curiosità e
impegno scegliate di viaggiare. Se siete disposti a essere aperti, di
cuore e di mente, ad ascoltare e a udire, a vedere un mondo diverso
attraverso un punto di vista druidico, questa guida rimarrà con voi.
Potrete avere consapevolezza, già adesso oppure in un tempo a
venire.
Chiunque incontriate, vale la pena
ricordare che ogni individuo, in corpo o in spirito, non rappresenta
alcuna altra parte della tradizione o della comunità al di fuori di
se stesso.
DOVE CONDUCE IL CAMMINO?
Il druidismo è un viaggio sacro alla
scoperta della bellezza e della santità di tutta la vita, sia fisica
sia spirituale. Eppure non basta al dmida sapere che tutto il creato
è sacro: il cammino conduce oltre tale punto fino a un luogo in cui
si può raggiungere quella realtà divina. Il viaggio del druida è
sentire il tocco degli dei, in qualunque modo li percepisca,
raggiungendo (in quanto corpo e spirito) lo spirito che dà vita al
mondo. Uno dei fondamenti di questa tradizione è l'awen, È un
antico termine gallese che può essere tradotto «spirito che
fluisce» e sta a indicare il fluire dell'ispirazione divina che
procede da quel punto di contatto delizioso, travasandosi dalla
divinità al druida. Con l'ispirazione arriva l'energia, la potenza
necessaria al druida per consentire a tale ispirazione sacra di
riversarsi attraverso di lui nella creatività. Il compito infinito
del druida è perfezionare questo processo. La natura della
creatività ispirata da questa felice connessione con il divino può
assumere varie forme, a seconda delle capacità dell'individuo, delle
sue necessità o di quelle della persona
o delle persone per cui sta operando.
La poesia e la musica, la narrazione di storie e miti magici sono le
opere più comunemente associate all'espressione creativa che emerge
dal druidismo. Il fornire ispirazione agli altri si esplica in arte,
guarigione,insegnamento, divinazione, giardinaggio, politica e in
effetti in ogni aspetto della vita moderna in cui vi sia la
potenzialità di liberare la vera e piena creatività dell'anima.
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I PRINCIPI DEL DRUIDISMO
martedì 29 maggio 2018
Santuari pagani celtici nel tortonese in epoca medioevale.
Articolo preso da Le Radici Degli Alberi:
Nel post dedicato alla chiesa di San Secondo a Cortazzone abbiamo già visto come in Monferrato ancora nell'anno 1000 il paganesimo fosse vivo e difficile da sradicare nelle campagne e nei villaggi. Difficile però trovare testimonianze di veri e propri santuari. Una ce la da il beato Giona da Bobbio (Jonas Bobiensis Susa, 600 circa – Chalon-sur-Saône, 659 circa) nella sua "Vita di San Colombano e dei suoi discepoli". Il monaco ci racconta che: <...il monaco Meroveo, inviato a Tortona dal Beato Attala, arrivò in quella città, ma l'affare per il quale era venuto lo condusse alquanto lontano dal suo itinerario, finchè giunse in un villaggio in riva al fiume Iria.>
Il fiume Iria potrebbe essere lo Staffora oppure lo Scrivia, ma si è generalmente portati a prendere la prima ipotesi, in quanto il nome Voghera dovrebbe proprio prendere il suo nome da Vicus - Iria. In ogni caso Tortona sorge sul corso dello Scrivia e lo Staffora poco distante, entrambi i fiumi risalgono le valli appenniniche. Proseguendo con il racconto Meroveo trovò in questo villaggio un santuario che sorgeva tra gli alberi con degli idoli e degli altari. Incominciò ad accatastarli come per formare una pira e vi diede fuoco, solo che gli abitanti del villaggio se ne accorsero e riuscirono a prenderlo e a bastonarlo a lungo. Già malconcio venne poi gettato nel fiume Iria, ma l'acqua non accettva il suo corpo anche se il monaco era deciso a ricevere la morte per una causa giusta. Vedendo che la misericordia del signore lo proteggeva i terribili pagani della valle Staffora (o Scrivia) ebbero un'idea: coricarono Meroveo sull'acqua e lo coprirono di legna di modo che il legno lo sommergesse. Anche questo però non funzionò e quando essi se ne andarono pensando di aver lasciato un cadavere il beato si levò indenne dal fiume e se ne andò.
Sia la presenza del santuario nel folto del bosco (il nemeton gallico) sia la condanna dei sacrileghi all'annegamento ci rimandano alla tradizione celtica (come del resto molti toponimi di queste zone) e Giorgio Fumagalli nel suo "Sacre radure dei Celti" attribuisce questo medhelanon alle tribù celto-liguri degli Anamari, ipotizzando che si trattasse della radura di Medassino, oggi frazione di Voghera. Non possiamo esserne certi ma sappiamo che nel VII secolo (Attala subentrò a San Colombano alla sua morte avvenuta nel 615) da queste parti il paganesimo era ancora una religione popolare. Un'altra cosa a cui spesso non pensiamo è che queste zone d'Italia furono cristianizzate da monaci irlandesi come San Colombano, santo cattolico che incorporò in esso molte usanze celtiche. Egli infatti passò diversi anni nel monastero di Bangor (Irlanda del Nord) nel quale si dedico alla preghiera, alla disciplina ascetica e allo studio degli antichi testi grazie ad alcuni dei quali ci è giunto molto sulle usanze druidiche pre-cristiane. Dei monaci di questo monastero era caratteristica anche la veste bianca, che li rendeva sia simili ai monaci orientali ma anche agli antichi druidi, rimarcando agli occhi dei Celti il carattere di sacralità di questi uomini.
bibliografia:
Giona da Bobbio: "Vita di San Colombano e dei suoi discepoli" Jaca Book.
Giorgio Fumagalli: "Sacre radure dei Celti"
Links:
San Colombano: https://it.wikipedia.org/wiki/Colombano_di_Bobbio
Giona da Bobbio: https://it.wikipedia.org/wiki/Giona_di_Bobbio
Fiume Staffora: https://it.wikipedia.org/wiki/Staffora
Nel post dedicato alla chiesa di San Secondo a Cortazzone abbiamo già visto come in Monferrato ancora nell'anno 1000 il paganesimo fosse vivo e difficile da sradicare nelle campagne e nei villaggi. Difficile però trovare testimonianze di veri e propri santuari. Una ce la da il beato Giona da Bobbio (Jonas Bobiensis Susa, 600 circa – Chalon-sur-Saône, 659 circa) nella sua "Vita di San Colombano e dei suoi discepoli". Il monaco ci racconta che: <...il monaco Meroveo, inviato a Tortona dal Beato Attala, arrivò in quella città, ma l'affare per il quale era venuto lo condusse alquanto lontano dal suo itinerario, finchè giunse in un villaggio in riva al fiume Iria.>
Il fiume Iria potrebbe essere lo Staffora oppure lo Scrivia, ma si è generalmente portati a prendere la prima ipotesi, in quanto il nome Voghera dovrebbe proprio prendere il suo nome da Vicus - Iria. In ogni caso Tortona sorge sul corso dello Scrivia e lo Staffora poco distante, entrambi i fiumi risalgono le valli appenniniche. Proseguendo con il racconto Meroveo trovò in questo villaggio un santuario che sorgeva tra gli alberi con degli idoli e degli altari. Incominciò ad accatastarli come per formare una pira e vi diede fuoco, solo che gli abitanti del villaggio se ne accorsero e riuscirono a prenderlo e a bastonarlo a lungo. Già malconcio venne poi gettato nel fiume Iria, ma l'acqua non accettva il suo corpo anche se il monaco era deciso a ricevere la morte per una causa giusta. Vedendo che la misericordia del signore lo proteggeva i terribili pagani della valle Staffora (o Scrivia) ebbero un'idea: coricarono Meroveo sull'acqua e lo coprirono di legna di modo che il legno lo sommergesse. Anche questo però non funzionò e quando essi se ne andarono pensando di aver lasciato un cadavere il beato si levò indenne dal fiume e se ne andò.
Sia la presenza del santuario nel folto del bosco (il nemeton gallico) sia la condanna dei sacrileghi all'annegamento ci rimandano alla tradizione celtica (come del resto molti toponimi di queste zone) e Giorgio Fumagalli nel suo "Sacre radure dei Celti" attribuisce questo medhelanon alle tribù celto-liguri degli Anamari, ipotizzando che si trattasse della radura di Medassino, oggi frazione di Voghera. Non possiamo esserne certi ma sappiamo che nel VII secolo (Attala subentrò a San Colombano alla sua morte avvenuta nel 615) da queste parti il paganesimo era ancora una religione popolare. Un'altra cosa a cui spesso non pensiamo è che queste zone d'Italia furono cristianizzate da monaci irlandesi come San Colombano, santo cattolico che incorporò in esso molte usanze celtiche. Egli infatti passò diversi anni nel monastero di Bangor (Irlanda del Nord) nel quale si dedico alla preghiera, alla disciplina ascetica e allo studio degli antichi testi grazie ad alcuni dei quali ci è giunto molto sulle usanze druidiche pre-cristiane. Dei monaci di questo monastero era caratteristica anche la veste bianca, che li rendeva sia simili ai monaci orientali ma anche agli antichi druidi, rimarcando agli occhi dei Celti il carattere di sacralità di questi uomini.
bibliografia:
Giona da Bobbio: "Vita di San Colombano e dei suoi discepoli" Jaca Book.
Giorgio Fumagalli: "Sacre radure dei Celti"
Links:
San Colombano: https://it.wikipedia.org/wiki/Colombano_di_Bobbio
Giona da Bobbio: https://it.wikipedia.org/wiki/Giona_di_Bobbio
Fiume Staffora: https://it.wikipedia.org/wiki/Staffora
domenica 18 marzo 2018
Le migliori piante per farsi il propio giardino sul balcone.
La cosa che prima di ogni altra contraddistingue il druidismo è il rapporto con l'elemento naturale. I druidi avevano e hanno un rapporto speciale con piante ed alberi ma al giorno d'oggi è molto difficile vivere in mezzo ad un bosco, in campagna o anche solo avere il proprio giardino. Anche un piccolo balcone o terrazzo però può diventare il nostro giardino. Anzi in questo modo possiamo aiutare il verde a riprendersi un pò spazio nelle nostre città. In questo modo possiamo creare una piccola protezione che ci difenda da inquinamento, rumore e sole in estate, possiamo aiutare le api e soprattutto avere il nostro luogo magico a contatto con gli elementi. Qui alcuni link in cui si possono trovare molti consigli:
Come decidere il tipo di pianta:
http://www.leitv.it/giardinaggio/piante-da-balcone-tutte-le-piante-e-i-fiori-per-un-balcone-perfetto/
Le migliori piante rampicanti:
http://www.leitv.it/giardinaggio/piante-rampicanti-veloci-balcone-giaridni/
Le migliori piante sempre verdi:
https://www.hellogreen.it/10-piante-da-balcone-sempreverdi/
Come fare un orto sul balcone:
https://www.tuttogreen.it/come-fare-un-orto-sul-terrazzo/
In ogni caso, ogni balcone è diverso, dopo molti traslochi ho capito che non si può mai dire che una pianta sia più adatta di altre in assoluto, bisogna provare. Sole, ombra, vento, umidità e chissà quali altri elementi influenzano la vita delle piante. Quindi la cosa più semplice è iniziare con qualche vaso e qualche piantina base come il basilico in estate o l'edere tra i sempreverdi...
E IN CASA:
Come decidere il tipo di pianta:
http://www.leitv.it/giardinaggio/piante-da-balcone-tutte-le-piante-e-i-fiori-per-un-balcone-perfetto/
Le migliori piante rampicanti:
http://www.leitv.it/giardinaggio/piante-rampicanti-veloci-balcone-giaridni/
Le migliori piante sempre verdi:
https://www.hellogreen.it/10-piante-da-balcone-sempreverdi/
Come fare un orto sul balcone:
https://www.tuttogreen.it/come-fare-un-orto-sul-terrazzo/
In ogni caso, ogni balcone è diverso, dopo molti traslochi ho capito che non si può mai dire che una pianta sia più adatta di altre in assoluto, bisogna provare. Sole, ombra, vento, umidità e chissà quali altri elementi influenzano la vita delle piante. Quindi la cosa più semplice è iniziare con qualche vaso e qualche piantina base come il basilico in estate o l'edere tra i sempreverdi...
E IN CASA:
domenica 11 marzo 2018
IL CERCHIO DEL GIORNO, DELL’ANNO, DEL TUTTO
Questa volta nella pagina centrale abbiamo messo uno schema. E’ lo schema del cerchio druidico. Il cerchio è alla basa del druidismo, simboleggia l’eterno ritorno, nascita e morte, morte e rinascita. Philip Carr Gomm nel suo libro tradotto in italiano come “Riti e misteri dei druidi” ed edito da Mondadori ormai quasi venti anni fa. E’ difficile parlarne bene in poche righe per questo pensiamo che lo schema sia molto utile. Tutto è circolare: il Sole prima di tutto che sorge e che tramonta ogni giorno, che muore annualmente al solstizio d’Inverno e che rinasce il giorno successivo. Il Sole è al centro di tutto per noi che viviamo in questo sistema solare ed è per questo che è così importante nel druidismo e non solo. Esso si trova al centro del nostro cerchio insieme al Dio primordiale (o alla nostra idea Dio) e alla nostra Anima. La Luna con i suoi cicli lunari di 4 settimane che così tanta influenza ha sulla terra e su di noi. Possiamo trovare il cerchio ovunque nelle culture arcaiche, in Europa in Oriente, generalmente sotto forma di Ruota. Una ruota che molte volte è divisa in raggi generalmente 4 o 8 raggi. Ed è il simbolo di Taranis, di Apollo, di Visnu (Chakra) e del Dharma per buddisti, induisti e jainisti e che ovviamente troviamo ovunque nelle chiese. Gli 8 raggi per noi simboleggiano i quattro momenti principali in cui si suddivide l'anno solare. I due solstizi, i due equinozi e le altro quattro feste intermedie. Nel druidismo è importantissimo seguire il variare delle stagioni. Ma di questo parleremo più approfonditamente in futuro.
sabato 10 marzo 2018
Equinozio di primavera 2018.
QUESTA
VOLTA FESTEGGIAMO L’ARRIVO DELLA PRIMAVERA!
E'
quasi il 21 marzo, solstizio di primavera in cui giorno e notte si
equivalgono e in cui la primavera lascia posto all’inverno. Il 21 è
la data ufficiale ovviamente, ma ogni anno (e questo vale per gli
altri equinozi e solstizi) il momento astronomico esatto varia di
qualche ora o anche di qualche giorno. Quest'anno per esattezza
l'equinozio sarà il 20 marzo alle 16:15. Da quel momento la durata
del giorno supererà quella della notte continuando a crescere fino
al 21 giugno, solstizio d'estate. Quest'anno la neve ci è venuta a
trovare ad inizio marzo con temperature ben sotto lo zero e chissà
se non torni ancora come ha fatto in passato. Dato il riscaldamento
globale, le temperature sempre più alte in tutto il mondo e la
terribile siccità dell'ultima estate non possiamo che festeggiare
eventi di questo genere.
Londra, 20 marzo 1961, un membro dell'antico ordine dei druidi, segna l'equinozio con con il corno. Queste celebrazioni moderne hanno delle volte pochi collegamenti con quelle di 2000 anni fa, ma l'aspetto "surreale" e di apertura alle novità e alle influenze esterne è fondamentale nel druidismo moderno.
Nel
druidismo moderno che si è sviluppato principalmente nelle isole
britanniche, in quel giorno si festeggia l'equinozio come Alban
Eiler, parola gallese che vuol dire Alba/luce della Terra e possiamo
notare come le lingue celtiche fossero molto più simili al latino
che non alla moderna lingua inglese di origine germanica. Siamo da
sempre portati a vedere i celti e la loro cultura come qualcosa di
lontano e vicino ai popoli nordici, mentre nella realtà nel grande
albero delle culture e quindi delle lingue indoeuropee quelle
celtiche e quelle italiche facevano parte dello stesso grande ramo.
Ma di questo parleremo più avanti. Questo periodo dell'anno è
legato alla luna crescente, all'alba nel ciclo del giorno, alla
direzione dell'Est, all'elemento Acqua ed equivale nel ciclo della
vita umana alla preadolescenza (7-14 anni). Cosa molto imporatante è
il momento dedicato alla ricezione della sapienza. Quindi è il
momento perfetto per studiare e per apprendere! Di solito in questo
periodo si celebra la Pascua con tutti i suoi simbolismi pre
cristiani di cui avevamo parlato sul blog "Le Radici degli Alberi" in questo post: http://leradicideglialberi.blogspot.it/2011/04/pasqua-un-festa-pagana_6123.html
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