GRUPPO ECOLOGISTA CULTURALE DRUIDICO DI ALESSANDRIA


mercoledì 12 aprile 2017

La Gallia Cisalpina (1)

STRABONE, Geografia, V,3
Considerando separatamente le singole parti è possibile dire che la base delle Alpi è curva e sinuosa, con la concavità volta verso l’Italia. La parte intermedia di questa concavità è occupata dal paese dei Salassi, le estremità si volgono da una parte fino al monte Ocra e al lato più interno dell’Adriatico, dall’altra verso la costa della Liguria fino a Genua, emporio dei Liguri, dove gli Appennini si congiungono con le Alpi. Subito sotto le Alpi si estende una pianura considerevole; la sua parte meridionale è limitata alla costa dei Veneti e da quei monti Appennini che giungono fino alla zona intorno aAriminum e Ancona. Da questi confini, pertanto, è chiusa la Celtica Cisalpina (…). Questa regione è una pianura fertile, ornata di colli fruttiferi. Il fiume Po la divide quasi nel mezzo e le due regioni si chiama Cispadana la parte che è situata verso gli Appennini e la Liguria, Transpadana la restante. La Cispadana è abitata dai popoli Liguri e Celtici che abitano i primi sui monti, i secondi in pianura; la seconda dai Celti e dai Veneti.

martedì 11 aprile 2017

Testimonianze degli autori contemporanei ai Druidi, greci e latini.

Le testimonianze dirette sui druidi sono molto poche ma anche le più importanti. Purtroppo i celti non usavano la scrittura se non in rari casi, quindi quasi tutto è giunto a noi tramite gli autori classici. Qui cerchiamo di raccogliere più testi possibile.


Geni cucullati (periodo gallo romano)

 
Diodoro Siculo storico greco nato in Sicilia contemporaneo dei druidi (90 a.c - 27 a.c.) dice:

"Parlano poco nelle loro conversazioni, si esprimono per enigmi e nel loro linguaggio fanno in modo da lasciar indovinare la maggior parte delle cose.Essi utilizzano molto l’iperbole, sia per vantarsi essi stessi, sia per sminuire gli altri. Nei loro discorsi sono minacciosi, altezzosi e portati al tragico. Sono tuttavia intelligenti e capaci di istruirsi."

un'immagine molto orientale bisogna dire, quasi zen. Ci porta poi un'altra testimonianza diretta: quella sulla "reincarnazione" anzi sarebbe meglio dire "metempsicosi", ovvero che i celti credevano alla trasmigrazone delle anime di corpo in corpo. Anche se alcuni (pochi) scrittori dei druidi moderni si oppongono a questa credenza la testimonianza di Diodoro è inequivocabile, anzi viene citato anche Pitagora:

"La dottrina pitagorica prevale tra i Galli, e insegna che le anime degli uomini sono immortali e che dopo un certo numero di anni tornano a vivere, quando un’anima si incarna in un altro corpo." 

"E ci sono tra i Galli poeti che essi chiamano bardi; e cantano su strumenti simili alla lira, inneggiando alcuni e vituperando altri. Hanno filosofi e teologi tenuti in grande considerazione, che vengono chiamati druidi. Hanno anche indovini molto importanti, che predicono il futuro osservando il volo degli uccelli e le interiora delle vittime e le cui parole ciascuno tiene in gran conto. Soprattutto quando devono vaticinare su problemi di particolare importanza, hanno un’usanza strana e incredibile. Infatti colpiscono un uomo con un pugnale nella regione sottostante il diaframma e, dopo la sua caduta, predicono il suo futuro osservando le convulsioni del suo corpo e il modo in cui scorre il sangue; è questo un modo di divinare a loro particolarmente famigliare, poiché è molto antico. E’ costume presso i Galli che nessun sacrificio venga compiuto senza l’ausilio di un filosofo, perché si crede che le offerte agli dèi dovrebbero essere fatte soltanto con la mediazione di queste figure, che conoscono la natura divina e hanno con essa familiarità; e che soltanto attraverso di loro si possono rivolgere suppliche agli dèi in modo appropriato. Questi veggenti hanno autorità non soltanto in tempo di pace, ma anche in guerra, mentre gli incantamenti dei bradi operano su amici e nemici. Spesso quando i combattenti si affrontano uno di fronte all’altro, le spade sguainate e le aste incrociate, questi uomini si pongono nel mezzo e fermano la battaglia, proprio come talvolta vengono incantate le bestie feroci. Così, anche fra i barbari più selvaggi, l’ira si piega alla salvezza. Mentre arretra di fronte alle Muse."

Giulio Cesare (100 a.c - 44 a.c.)

"...Dunque delle due classi una è dei Druidi, l'altra dei cavalieri. Quelli attendono al culto religioso, sorvegliano il compimento dei sacrifici pubblici e privati, interpretano i misteri religiosi; un gran numero di giovani accorrono da essi per imparare, e questi sono tenuti presso di essi in grande onore. Decidono infatti secondo la legge di tutte le controversie pubbliche e private e decidono ugualmente se è stato commesso qualche misfatto, se un omicidio è stato compiuto, se per questione di eredità, di confine, deliberano i premi e le pene; se colui che o privato o tribù non si attiene alle loro decisioni, lo escludono dai sacrifici. Questa pena è presso di loro grave. Coloro, i quali sono stati così esclusi sono messi nel numero degli empi e dei malvagi, tutti si scostano da loro e rifuggono inoltre di parlare con essi, per non avere a soffrire qualche sventura, non è loro resa giustizia anche se la chiedono, e non si fanno partecipi di alcuna carica pubblica. Poi è capo di tutti questi Druidi un sommo sacerdote, che riveste tra loro la somma autorità. Morto questo, o se qualcuno eccelle sugli altri per dignità, subentra, o, se ve ne sono più di pari merito, col voto dei Druidi, talvolta essi rivaleggiano per il primato anche con le armi. Questi, in una determinata stagione dell'anno, nel territorio dei Carnuti, la cui regione è considerata il centro di tutta la Gallia, si stabiliscono in un luogo sacro. In questo luogo convengono da ogni parte tutti coloro che hanno delle controversie e si sottomettono ai loro decreti e sentenze. Si crede che la dottrina druidica sia stata scoperta in Britannia e trasferita in Gallia, e ancora oggi coloro che vogliono approfondirla vanno generalmente colà per istruirsi."

"I druidi di solito si tengono lontani dalla guerra, e non pagano come gli altri tributi. Hanno l’esenzione dal servizio militare e da qualsiasi altra prestazione. Spinti da tanti vantaggi, e molti di spontanea volontà, accorrono ad apprendere questa dottrina; altri sono mandati dai genitori e dai parenti. Pare che imparino lì un gran numero di versi. Così alcuni vi rimangono vent’anni per apprendere. Non pensano sia lecito lasciarli scritti, mentre si servono del greco per quasi tutte le altre faccende, per le norme pubbliche e private. Credo che abbiano stabilito questo per due ragioni: da un lato non vogliono che si diffonda tra il popolo la loro dottrina, dall’altro hanno timore che i novizi, confidando nella scrittura, siano meno diligenti nell’apprenderla. Accade infatti molte volte che con l’ausilio della scrittura ci si mostri meno disposti a imparare e a studiare a memoria. In primo luogo i druidi vogliono persuadere che l’anima non muore, ma dopo la morte passa in altri; questo dovrebbe essere soprattutto uno sprone al valore, visto che il timore della morte viene abbandonato. Discutono anche molto degli astri e del loro movimento, della grandezza del mondo e della terra, della natura, della potenza degli dèi immortali e di tutto ciò che fanno precetti per i giovani."

"Tutta la nazione gallica è molto dedita a pratiche superstiziose. Per questa ragione chi sia affetto da gravi malattie o si trovi in battaglia, o nei pericoli, immola vittime umane o vota se stesso alla morte; per questi sacrifici si servono come ministri dei druidi, poiché pensano che non si possa placare la volontà degli dèi immortali se non dando una vita per un’altra vita; anche la comunità ha stabilito per la sua salvezza questo genere di sacrifici. Alcune popolazioni hanno statue di grandezza inusitata, le cui membra sono intessute di vimini e al cui interno vengono posti uomini vivi; vi pongono sotto il fuoco e gli uomini muoiono avvolti dalle fiamme. Pensano che gli dèi preferiscano la morte di chi sia stato arrestato per furto, per latrocinio e per qualche altro delitto. Se tuttavia mancano uomini di questo genere sacrificano anche degli innocenti." 


"Il Dio che i Galli onorano di più è Mercurio: le sue statue sono le più numerose, essi lo considerano come l’inventore di tutte le arti , egli è per loro il dio che indica il cammino, che guida il viaggiatore, egli è colui che è più abile ad assicurarsi i guadagni e a proteggere il commercio. Dopo di lui adorano Apollo, Marte, Giove e Minerva. Essi si fanno di questi dei pressappoco la stessa idea degli altri popoli : Apollo guarisce dalle malattie, Minerva insegna i principi dei lavori manuali, Giove è il signore degli dei, Marte presiede alla guerra. Quando hanno deciso di dare battaglia promettono generalmente a questo dio il bottino che riusciranno a fare; vincitori gli offrono in sacrificio il bottino vivo e accumulano il resto in un solo luogo. In numerose città si possono vedere in luoghi consacrati dei tumuli innalzati con questa spoglie; ed è raro che un uomo osi, a sprezzo della legge religiosa, dissimulare presso di lui il suo bottino o toccare le offerte . un tal crimine è punito con una morte orribile tra i tormenti."  

"I Galli sostengono di discendere tutti dal padre Dite e che questo sia tramandato dai druidi. Perciò non calcolano il tempo contando i giorni, ma le notti: le date natalizie, il principio dei mesi e degli anni sono contati facendo incominciare la giornata con la notte." 

"I Germani hanno costumi molto diversi. Infatti non hanno druidi che presiedano alle funzioni sacerdotali, e non sono dediti ai sacrifici..."

Cicerone (106 a.c. 43 a.c. ) oratore, filosofo, scrittore romano, ci parla dei druidi, uno dei quali lui conosceva bene: Diviziaco!

La pratica della divinazione non è disprezzata neppure tra i barbari, se è vero che in Gallia esistono i druidi, e esistono davvero. Io stesso ne ho conosciuto uno, Diviziaco , l’Eduo, tuo ospite e sostenitore. Egli ha dichiarato di avere quella conoscenza della natura che i Greci chiamano “fisiologia”, e di poter conoscere il futuro a volte servendosi di àuguri, a volte di congetture. 


Strabone (60 a.c. 21 d.c. ) geografo e storico greco ci porta alcune delle testimonanze più crudeli, forse influenzate dal disprezzo che gli autori classici nutrivano verso i "barbari" o anche dell'intento di deigrare questi popoli:

Tra le genti galliche, ci sono tre categorie di persone che vengono onorate in modo particolare: i bardi, i vati e i druidi. I bardi sono cantori e poeti; i vati sono divinatori e filosofi della natura; mentre i druidi studiano contemporaneamente la filosofia della natura e quella morale. I druidi sono considerati i più giusti fra gli uomini e per questa ragione si ricorre a loro sia per dispute private, sia per problemi della comunità. Anticamente, arbitravano persino i casi di guerra, e facevano fermare i contendenti quando già stavano per ingaggiare battaglia. Si occupavano in particolar caso di omicidio, che venivano portati di fronte a loro per essere giudicati. Inoltre, quando vi è abbondanza di questi casi [di criminali da offrire in sacrificio] pensano vi sarà anche abbondanza della terra. Comunque non solo i druidi, ma anche altri, ritengono che le anime degli uomini, e l’universo, siano incorruttibili, sebbene il fuoco e l’acqua prevarranno prima o poi su di loro.  

"Ma i Romani fermarono questi costumi, così come tutti quei sacrifici e pratiche divinatorie contrarie alla nostra consuetudine. Usavano colpire alla schiena con una spada un uomo che avevano deciso di immolare, e trarre presagi dalle sue contorsioni. Tutto ciò non può essere fatto senza i druidi. Sappiamo poi di altri tipi di sacrifici umani. Uccidevano le vittime con le frecce, le impalavano nei templi, o costruivano colossi di paglia e di legno, dove buttavano bestiame, animali selvatici ed esseri umani, che venivano arsi insieme."

Tito Livio (59 a.c. 17 d.c.) ci porta una testimonianza di usanze druidiche in Pianura Padana.

“I più furono uccisi dai tronchi degli alberi e dai rami spezzati; i Galli che erano appostati tutti intorno alla selva, massacrarono la massa rimanente in preda allo scompiglio a causa dell’imboscata, pochi furono catturati mentre cercavano di raggiungere un ponte sul fiume precedentemente occupato dai nemici. Qui Postumio cadde lottando con ogni forza per non essere preso. I Boi festanti portarono le sue spoglie e la sua testa tagliata nel tempio, che presso di loro era più sacro. Ripulita poi la testa come è loro costume, ornarono il teschio con un cerchio d’oro, e questo era per loro un vaso sacro con cui libare alle solennità, e allo stesso tempo una coppa per i pontefici e per i sacerdoti del tempio e, agli occhi dei Galli, il bottino fu non minore della vittoria”

Svetonio (70 d.c. 126 d.c. ) ci dice:

"Soppresse completamente la religione inumana e terribile dei druidi in Gallia, che sotto il principato di Augusto era stata soltanto vietata ad alcuni cittadini romani."


Pomponio Mela vissuto nel primo secolo dopo cristo, scrive:

"Rimangono ancora le tracce di una barbarie non più praticata e se anche si trattengono dalla strage, tuttavia viene ancora sparso il sangue delle vittime condotte all’altare. Hanno nonostante ciò un loro genere di eloquenza, e insegnanti di saggezza, chiamati druidi. Essi dichiarano di conoscere la forma e la grandezza del mondo, i movimenti dei pianeti e delle stelle e la volontà degli dèi. Impartiscono molti insegnamenti ai nobili galli, in un corso di studi che dura vent’anni, e si incontrano in segreto in una grotta o in balze isolate. Uno dei loro precetti è stato reso di pubblico, evidentemente per spingere la popolazione al combattimento. Che le anime sono immortali e che esiste una seconda vita nel regno dell’Oltretomba. Questa è la ragione per cui bruciano e seppelliscono con i loro morti le cose di cui avevano bisogno da vivi. Una volta rimandavano alla seconda vita anche la conclusione degli affari e la riscossione dei crediti. E vi era anche che si gettava spontaneamente sulle pire dei propri defunti, per dividere con loro la nuova vita." 
 
Marco Anneo Lucano, anch'egli vissuto nel primo secolo dice:

"E voi, o druidi, tornaste a ripetere i vostri riti barbarici e la sinistra consuetudine dei sacrifici, abbandonati nel momento in cui avevate deposto le armi. A voi soltanto è concesso di conoscere gli dèi e le potenze del cielo o affermarle in conoscibili; voi abitate boschi profondi in remote foreste sacre. Secondo quanto voi sostenete, le ombre non scendono nelle silenziose sedi dell’Erebo e nei pallidi domini del profondo Dite: il medesimo spirito governa il nostro corpo in un altro mondo; se voi esprimete cose di cui siete ben sicuri, la morte rappresenta il punto mediano di una lunga vita" 

Plinio il Vecchio (23 d.c. - 79 d.c.) poeta romano nato a Como (o forse a Verona) di origini quindi cisalpine ci porta altre importanti testimonianze nel suo Naturalis Historia:

"Un’erba simile alla sabina viene chiamata selago. Si raccoglie senza l’uso di uno strumento, passando la mano destra attraverso la manica sinistra, nell’atto di chi commette un furto. Bisogna avere un abito bianco, piedi ben lavati e nudi, ed è necessaria un’offerta di pane e vino prima della raccolta. I druidi in Gallia ritengono che sia un buon incantesimo contro pericoli di ogni genere, e che il fumo che si produce bruciando la pianta sia un ottimo rimedio per le malattie degli occhi. Citano anche un’altra pianta, che chiamano samolus; deve essere raccolta a digiuno con la mano sinistra, ed è un potente rimedio contro le malattie del bestiame. Il raccoglitore non deve però guardarsi alle spalle o lasciare la pianta in altro luogo che nei canali di abbeveramento."

"Vi è un altro tipo di uova, molto noto fra i Galli, ma non nel mondo greco. Durante l’estate numerosi serpenti si intrecciano e rimangono attaccati con una secrezione che gli esce dal corpo e dalle fauci. Questa secrezione viene chiamata anguinum. I druidi dicono che, sibilando, i serpenti lanciano in aria questa sostanza, che deve essere raccolta nella veste prima che tocchi terra. Chi l’ha presa deve immediatamente scappare a cavallo, dal momento che i serpenti lo finché non vengono allontanati da una corrente. Si può verificarne la natura, se naviga contro corrente, anche se è incastonata nell’oro. E, poiché è tipico dei maghi occultare i loro inganni, stabiliscono che queste uova debbano essere raccolte con una certa luna, quasi che dipendesse dall’uomo far coincidere il gesto dei serpenti con l’arbitrio umano. Io stesso ho visto una di queste uova; era rotonda, grande quanto circa una piccola mela, e aveva un guscio cartilagineo, come le fitte ventose dei tentacoli del polipo. I druidi ne hanno una grande stima. Si dice addirittura che porti la vittoria nelle liti e che permetta di essere ricevuti favorevolmente dai re. Questo è falso poiché pare che un uomo dei Voconzi, un cavaliere romano, se lo sia tenuto in petto durante una lite e sia stato condannato a morte dall’imperatore Claudio, apparentemente soltanto per questo." 

"La magia fiorì in Gallia, fino ad un periodo che siamo in grado di ricordare. Durante il principato di Tiberio infatti venne emesso un decreto del senato contro i druidi galli e tutta quella stirpe di indovini e medici. Ma perché dovrei ricordare queste cose di un’arte che ormai ha attraversato l’oceano, e che è giunta agli estremi confini della terra? Anche oggi la Britannia è affascinata dalla magia, e celebra i riti con un tale apparato cerimoniale che potrebbe sembrare sia stata questa la regione del mondo a insegnare la magia ai Persiani. A tal punto le popolazioni, per quanto diverse tra loro e ignare delle della reciproca esistenza, concordano su questo elemento. Di conseguenza, non potremmo mai provare una gratitudine eccessiva per i Romani, che ci hanno liberati da un rito mostruoso in cui uccidere un uomo era un gesto di grande pietas religiosa e mangiarne le viscere aveva molti benefici."

Tacito (55 d.c. 117 d.c. circa) storico e senatore romano, ci riporta una delle più belle testimonianze seui druidi in Britannia in cui sono presenti anche druidesse:

"Stava sulla spiaggia la variegata schiera di nemici, densa di armi e di uomini, percorsa da donne vestite di scuro alla maniera delle Furie, con i capelli sciolti al vento, che agitavano fiaccole. Intorno stavano i druidi, che levavano le mani al cielo, lanciando contro di noi maledizioni. La stranezza del loro aspetto impressionò i soldati, che se ne stavano con il corpo paralizzato e le membra immobili, esposti alle ferite dei nemici. Poi, esortati dai capi, e facendosi loro stessi forza, per non dare l’impressione di tremare di fronte ad una schiera di donne e invasati, si gettarono contro di loro, li travolsero, avviluppandoli nelle loro stesse fiamme. Dopo fu loro imposto un presidio e vennero abbattuti i boschi sacri ai loro culti barbarici, che prescrivevano che gli altari fumassero del sangue dei prigionieri e che si dovessero consultare gli dèi, servendosi di viscere umane." 

"Un tempo Roma era stata presa dai Galli, ma poiché la dimora di Giove era rimasta intatta l’impero non era andato distrutto. Ora invece, con vana superstizione, i druidi cantavano che l’incendio del Campidoglio voluto dal fato fosse un segno dell’ira divina, che assegnava alle genti d’oltrallpe il potere sul mondo."  

Clemente Alessandrino, uno dei padri della chiesa ci dice addirittura che Pitagora prese alcuni dei suoi saperi dai druidi, oltre che dai bramini dell'India:

"Alessandro, nell’opera sui Simboli Pitagorici, sostiene che Pitagora fosse stato un discepolo di Zaratro l’Assiro e che, oltre a ciò, avesse appreso quanto sapeva dai Galati e dai bramini." 

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Autori più tardi:

Ippolito (secondo secolo) torna sul rapporto tra Druidi e Pitagora:


"Tra i Celti, i druidi si dedicarono alla filosofia pitagorica, alla quale erano stati indirizzati da Salmoside, il servo di Pitagora, uomo di origine tracia che era giunto tra i druidi dopo la morte del padrone, e che aveva dato loro l’opportunità di apprenderne le teorie. I Celti credevano che i loro druidi fossero indovini e profeti, poiché sapevano predire certi eventi, grazie al sistema di calcolo pitagorici. Non passeremo sotto silenzio l’origine del sapere dei druidi, poichè alcuni hanno presunto di scorgervi distinte scuole di pensiero. In verità i druidi si servivano anche delle arti magiche."
Lampridio (quarto secolo):

"Mentre si accingeva a partire, una profetessa druidica gli urlò in lingua gallica : “Va’, ma non sperare nella vittoria e non fidarti dei tuoi soldati”."

Ammiano Marcellino (330 d.c. 400 d.c. cristo) autore più tardo ci porta altre testimonianze sui Druidi e le loro classi:

"I druidi affermano che parte della popolazione della Gallia era indigena, mentre altri venivano dalle isole e dalle terre di là dal Reno, fuggiti dalle loro sedi originarie a causa delle ripetute guerre e dalle inondazioni prodotte dal mare."

"In questi luoghi iniziarono a diffondersi, fra genti che divenivano sempre più civilizzate, le arti raffinate promosse dai bardi, dagli euagi e dai druidi. E i bardi cantavano le imprese eroiche di uomini illustri, composte in versi solenni, con il dolce accompagnamento della lira, mentre gli euagi cercavano di dare una spiegazione ai profondi misteri della natura. I druidi, infine, uomini di maggior talento, si riunivano in sodalizi sotto il segno della dottrina pitagorica, eletti ad indagare le questioni occulte e profonde; sprezzanti verso le cose terrene, pensavano che le anime fossero immortali."

Flavio Vopisco (quarto secolo) torna sulle druidesse:

"Diocleziano, che militava ancora nei ranghi inferiori, ed era di stanza in Gallia nel paese dei Tungri, si trovò in una locanda a fare i conti dei suoi costi giornalieri con una donna che era una druidessa. Questa a un certo punto gli disse: “Diocleziano, sei troppo avaro e spilorcio!”. Ed egli le rispose scherzando: “quando sarò imperatore, allora sì che largheggerò!”. E si dice che la druidessa avesse risposto : “Diocleziano, non scherzare, sarai infatti imperatore, dopo aver ucciso il cinghiale”. "

"Diceva infatti Asclepiodoto che Aureliano aveva una volta consultato le druidesse di Gallia, chiedendo loro se l’Impero sarebbe rimasto ai suoi discendenti, ma queste avevano risposto che nessun nome sarebbe stato più famoso di quello dei discendenti di Claudio. E infatti ora è imperatore Costanzo, che discende da quel sangue e i cui discendenti raggiunsero, credo, quella gloria che era stata vaticinata dalle profetesse."

Ausonio vissuto anch'egli intorno al quarto secolo nel suo Commemoratio professorum Burdigalensis ci parla dei druidi e di un tempio del dio Belenus:

"Se la fama non mente, tu discendo da druidi di Bayeux, e riconduci la tua stirpe consacrata al tempio di Beleno, donde vi viene il nome."


"E io non posso non parlare del vecchio Fenicio che, sebbene fosse addetto al tempio di Beleno, non ne trasse alcun profitto. Discendeva, come si dice, dai druidi di Armonica, e ottenne un seggio a Bordeaux, con l’aiuto di suo figlio." 

venerdì 1 gennaio 2016

3) CORSO DI DRUIDISMO - Terza parte: Che cos'è il druidismo?

Come abbiamo visto c'è molta varietà tra i druidi moderni e quindi per dare una risposta al titolo di questa parte bisogna trovare le aree di interesse comune. Sono queste che guidano il comportamento del druida e la sua etica. Anche quandi si tratta di pratica rituale il percorso comune non è ovvio. Quindi bisogna andare al di la della figura del vecchio druida e addentrarsi nel territorio nebbioso e in cui non è facile penetrare chiamato druidismo. A volte alcuni territori di questa terra misteriosa emergono dalla nebbia ed è possibile visitarli più facilmente ma non si riesce ma a vederlo tutto.

 
E' quasi impossibile trovare una definizione omnicomprensiva: molti gruppi si sono riuniti per studiare questa questione, sia in modo umorista alimentato da birra, sia studiando le antiche legg irlandesi di Brehon, oppure meditando. Ma non esiste nessuna sacra scrittura, nessun unico dio e nemmeno un unico pantheon di divinità condiviso. Non ci sono verità rivelate e nemmeno profeti che le abbiano dettate, solo miti e piccole testimonianze storiche. A volte il druidismo può essere più complicato di religioni complesse quali l'Induismo! E' UNA FEDE REALMENTE POLITEISTA, dentro alla quale può trovare spazio qualunque divinità od idea con i suoi sacerdoti, devoti e filosofi. Molti druidi si reputano buddisti, alcuni cristiani, molti altri con una visione più agnostica od atea, dicono che il druidismo per loro non sia una religione o una via spirituale ma soltanto una filosofia di vita. La maggior parte dei druidi però è pagana. Il termine pagano era usato per coloro i quali non aderiscono a nessuna delle tre religioni monoteistiche mediorientali (cristianesimo, islamismo o ebraismo). Oppure, forse meglio per gli abitanti delle campagne che già ai tempi dell'impero romano conservavano particolari credenze. Ma Emma Restal Orr ha trovato questa definizione molto più precisa: "Pagano è chi riverisce gli spiriti e le divinità del suo ambiente locale: della Terra sotto i sui piedi, della sua fonte o sorgente d'acqua, dei boschi e dei fiumi, dei campi e degli edifici, del sole e della luna e della pioggia e altro ancora. Di tutto ciò che costituisce il mondo intorno a lui". Una definizione del genere potrebbe calzare anche per una religione come lo Shintoismo o ad uno dei molti credi delle montagne del Nepal per esempio! Ma torniamo al druidismo: questa definizione potrà essere riconosciutà dalla maggioranza dei druidi come centro della loro pratica: un druida potrà venerare lo spirito di un albero accanto ad una divinità come Cernunnos.

Si può anche dire che sia una spiritualità degli antenati e della terra. Il druidismo infatti si ricollega non soltanto ai celti ma anche ai popoli più antichi che vissero l'europa prima di loro ed eressero tumuli e monumenti megalitici un pò d'appertutto. Il loro impulso religioso era dato dalla necessità di capire il mondo che li circondava, della vita e della morte e dei raccolti che avrebbero portato benefici alla propria tribù. Questo accomuna il druidismo a molte altre religioni native come quelle degli indiani nordamericani, dell'asia, dell'africa, ecc... Venerare gli spiriti della terra e degli antenati costituisce uno dei punti fondamentali del druidismo.


Molti di noi sanno poco o niente dei propri antenati. Penso agli europei odierni in generale, ma in particolare a noi che viviamo nei territori del nord Italia. Cosa sappiamo veramente dei nostri natenati? Essi non comprendono solo i nostri parenti ma anche quelli che hanno abitato la terra sulla quale viviamo. In oltre nel druidismo generalmente si accetta l'idea della trasmigrazione delle anime (link). La maggior parte dei druidi sono animisti, e pensano quindi che ogni aspetto della natura abbia uno spirito. Questo può voler dire poi venerare un singolo albero come una divinità oppure dedicarsi ad un ambientalismo radicale. Il druida accetterà l'esperienza spirituale di un'altra persona, il suo modo di vedere, i suoi dei e la sua pratica, a patto che questo non disonori la terra o i suoi antenati. Il druida entra in relazione con ogni creatura di pietra, di legno, con piume o pinne, ali, quattro o più zampe, umani e non in quanto spiriti e con egual diritto alla vita. E' per questo che molti druidi moderni sono vegetariani o vegani oltre che ambientalisti. Emma Restal Orr, autrice dei testi a cui ci stiamo ispirando è un'attivista vegana! Terra ed antenati sono i fondamenti, tolleranza ed ugualianza sono la bussola che ci indica la via anche quando il cammino è nebbioso.


2) CORSO DI DRUIDISMO - Seconda parte: chi erano i druidi.

Quando pensiamo ad un druido ci viene immediatamente in mente la figura di un uomo, un vecchio, con capelli e lunga barba bianchi. Si veste con una tunica anch'essa bianca, un mantello e sandali.Di solito tiene un bastone e magari un falcetto, ai piedi dei sandali. Se ci pensiamo bene questa è un immagine archetipica, formata nel periodo romantico, molto simile poi a quella di altri sacerdoti dell'antichità, che arriva fino ad oggi. Io penso subito a Panoramix, ma basti pensare anche all'immagine di Merlino o di Gandalf.

sopra: Panoramix, un dipinto arffigurante un druido di epoca romantica, un druido di fine '800.

Questa immagine ha influenzato molto anche il druidismo moderno, basti pensare ad alcune foto che ci sono arrivate di alcuni druidi di un secolo fa, con barbe finte e falcetti dorati, o anche ad alcuni druidi contemporanei che ogni anno, per il solstizio d'estate o d'inverno si trovano a Stonehenge!

sopra: druidi moderni a Stonehenge, Churchill membro dell'Ancient Druid Order di Oxford: barbe finte e falcetti!

 Sui druidi in realtà sappiamo molto poco: quasi tutto quello che sappiamo su di esso ci viene da Giulio Cesare, qualche cenno di altri autori classici e dagli scritti medioevali di epoca cristiana. Probabilmente erano diversi da come ce li immaginiamo oggi, quasi sicuramente esistevano druidesse (link), essi si radevano il capo e forse la "tonsura" dei primi monaci irlandesi deriva proprio da un taglio druidico, di cui erano i diretti eredi. Probabilmente erano molto simili ai bramini, monaci indù con cui avevano molte cose in comune. 

 Sopra: un gruppo di bramini un secolo fa ed un monaco irlandese.

E oggi? Molti rimangono sorpresi dal sapere che oggi esistono molti gruppi di druidi moderni. Ma no bisogna immaginarseli come dei moderni maghi che girano per le strade vestiti come Panoramix! Oggi sappiamo che i falcetti dorati ad esempio non potevano esistere: una lama d'oro si sarebbe piegata tagliando un ramo di vischio! Un druido oggi può essere uomo o donna, provenire da qualsiasi ambito o sociale o religioso, può apparenere a qualsiasi condizione economica, orientamento sessuale, razza o nazionalità. Può essere urbano o rurale: potrebbe essere il vostro elettricista, avvocato oppure un ambientalista radicale. Non esiste una forma di "evangelismo", quindi un druido moderno non va in giro a dire di esserlo, magari parteciperà a grandi cerimonie collettive in costume oppure praticherà da solo in camera propria. "...Così il veccio viene capito dal ragazzo che sta seduto immerso nella quiete a suonare l'arpa, indossando una veste di colore verde scuro sotto i faggi, così come dalla donna che medita davanti al suo altare immacolato, scivolando nel suo concetto più chiaro di luce perfetta..." Druidismo - Emma Restall Orr - Ed. Armenia.

Approfondimenti:
http://leradicideglialberi.blogspot.it/2013/03/druidismo-chi-erano-i-druidi.html
http://www.ars2000.it/celti.htm

sabato 31 gennaio 2015

1) CORSO DI DRUIDISMO - Prima parte.

NOTA: ho pensato come fosse utile per chi è interessato al Druidismo come pratica personale, di scrivere una piccola introduzione visibile gratuitamente da tutti. Ricordo però che si tratta di una cosa ridotta al massimo e che se siete veramente interessati al druidismo esisto vari libri introduttivi e corsi online da parte del O.B.O.D. in italiano e in inglese e anche del British Druid Order (solo in inglese) oppure aderire al Cerchio Druidico Italiano. Per questo corso ci siamo rifatti principalmente al libro "Druidismo" di Emma Restall Orr edito in Italia da Armenia e disponibile online (solo in inglese) per tutti: http://www.whatisdruidry.org/ adattandolo alla nostra area (area cisalpina).

 I parchi di Nervi: anche un grande parco urbano può essere adatto!

Prima di iniziare a leggere, chiudete libro o computer e vestitevi bene a seconda della stagione, in modo adatto per affrontare una piccola escursione al di fuori dell'ambiente urbano. Scarponcini, giacca da trekking e zaino vi serviranno sicuramente se decidete di intraprendere il percorso druidico moderno, probabilmente più di qualsiasi tunica. Riempite lo zaino con quello che pensate possa servirvi (acqua, cibo, vestiti risererva) ma soprattutto, prima di uscire guardatevi in torno: prendete qualche cosa, un oggetto magari, che vi rappresenti bene, che rappresenti quello che siete anche se magari per voi è molto importante. Dovrete sacrificarlo, lasciandolo come dono ed è per questo che è molto importante che l'oggetto sia di materiali naturali o comunque degradabile. Come vedremo i druidi moderni non praticano alcun tipo di sacrificio cruento: un sacrificio riguarda solo noi stessi e niente di buono può venire dalla crudeltà e dalla violenza! Possibilmente uscite a piedi, in bicicletta o magari con il treno che vi lascierà più vicini a qualche area naturale come parchi, boschi o montagne. Ma se non potete farne a meno anche la macchina andrà bene per allontanarsi dalla città. Quando siete nel posto giusto allontanatevi alla strada e da tutto quello che non sia naturale come plastica e metallo arrugginito e addentratevi nella natura, fino a quando non vi sentirete completamente immersi in essa. State li anche molto tempo, fino a quando non vi sentirete a vostro agio e in pace con gli spiriti del luogo. Solo allora potrete donare il vostro oggetto. Se non vi sentite in pace, o nel posto giusto oppure non siete convinti del dono che volete lasciare, tornate un'altra volta. Questo momento è molto importante non abbiate fretta, io ho fatto molte gite prima di decidermi.

Però non proseguite a leggere finchè  l'avete fatto.
 

venerdì 28 febbraio 2014

Druidi e reincarnazione.

LA VERA DOMANDA SAREBBE: MA COSA SI REINCARNA?
tuttavia per adesso di occupiamo di fare una semplice introduzione a questo importante argomento nella tradizione druidica, rimandando alle discussioni filosofiche ad un post successivo.

“A voi solo è dato sapere la verità sugli dei e sulle divinità del cielo... Vostra dimora sono le macchie più riposte delle foreste più remote. Voi insegnate che le anime non cadono nelle silenti sedi dell’erebo o nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre membra in un altro mondo: la morte, se è vero ciò che insegnate, è il punto intermedio di una lunga esistenza”.
Lucano Pharsalia I, 450-458



A parte qualche scrittore moderno come Jean Markale che si dice contrario al fatto che i Druidi credessero nella reincarnazione, probabilmente a causa del fatto che essa fosse inaccettabile per il contesto cristiano in cui viveva, direi che la "metempsicosi" come andrebbe chiamata veramente, sia una di quelle credenze sulle quali si fondano le nostre conoscienze sui Druidi. Esistono infatti tutta una serie di testimonianze antiche dirette o di poco successive (e quindi le più autorevoli) sul fatto che i celti pensassero che sarebbero tornati sulla terra dopo la morte come uomini, come animali o addirittura come alberi o oggetti. Del resto gli autori classici ci fanno notare più volte come il credo druidico fosse vicino alla dottrina Pitagorica e oggi sappiamo quante fossero le similitudini con i bramini dell'india.

Prima di tutto ricordiamo Giulio Cesare che è la fonte diretta principale per quanto riguarda la società celtica d'oltralpe e con i Druidi ebbe contatti lunghi e diretti: fu infatti amico personale di Diviziaco (Divitiac o Diviciac) Druido della tribù degli Edui e che nel De bello gallico VI, 14 scrive:

"In primo luogo i Druidi vogliono persuadere che l'anima non muore, ma dopo la morte passa in altri: questo dovrebbe essere soprattutto uno sprone al valore, visto che il timore della morte viene abbandonato".

Diodoro Siculo, anch'egli contemporaneo dei Druidi scrive nel suo Historiare V, 28, 6:

"La dottrina pitagorica prevale tra i Galli, e insegna che le anime degli uomini sono immortali e che dopo un certo numero di anni tornano a vivere, quando un’anima si incarna in un altro corpo."

Abbiamo poi Strabone che nel Geographica (IV, 4, 197, 4) dice:

"Comunque non solo i druidi, ma anche altri, ritengono che le anime degli uomini, e l’universo, siano incorruttibili, sebbene il fuoco e l’acqua prevarranno prima o poi su di loro".

Ammiano Marcellino torna sulla dottrina Pitagorica e nel Rerum Gestarum XV, 9, 8 dice:

"I druidi, infine, uomini di maggior talento, si riunivano in sodalizi sotto il segno della dottrina pitagorica, eletti ad indagare le questioni occulte e profonde; sprezzanti verso le cose terrene, pensavano che le anime fossero immortali."

Ma non è finita. Pomponio Mela nel De Situ Orbis III, 2, 18-19 torna sulla critica ai druidi che impongono ai guerrieri la loro dottrina, dal suo punto di vista incredibile, dicendo:

"Uno dei loro precetti è stato reso di pubblico, evidentemente per spingere la popolazione al combattimento. Che le anime sono immortali e che esiste una seconda vita nel regno dell’Oltretomba. Questa è la ragione per cui bruciano e seppelliscono con i loro morti le cose di cui avevano bisogno da vivi. Una volta rimandavano alla seconda vita anche la conclusione degli affari e la riscossione dei crediti. E vi era anche che si gettava spontaneamente sulle pire dei propri defunti, per dividere con loro la nuova vita."

E ancora Lucano nel Farsalia I, 450-58 scrive ancora più chiaramente:

"Secondo quanto voi sostenete, le ombre non scendono nelle silenziose sedi dell’Erebo e nei pallidi domini del profondo Dite: il medesimo spirito governa il nostro corpo in un altro mondo; se voi esprimete cose di cui siete ben sicuri, la morte rappresenta il punto mediano di una lunga vita"

Passiamo adesso ad alcune testimonianze mitologiche, la prima delle quali ci viene dai Greci che ci parlano dalle popolazioni celtiche nostrane, i Liguri. Il mito di Cicnu si perde nella notte dei tempi, ma Esiodo tra il VII e il VIII secolo a.C. lo colloca tra gli Iperborei, sul fiume Eridana (identificato oggi con il Po). Verso il III secolo invece Cicnu viene definitivamente attestato nel mito come Re dei Liguri. Pausania a tel proposito ci racconta:

«La notte prima che Platone diventasse suo discepolo, Socrate vide in sogno un cigno volargli nel grembo; l'uccello chiamato cigno ha fama di doti musicali. Si narra infatti che Cicno, un musico, regnasse sui Liguri al di là dell'Eridano, oltre la terra dei Celti, e dicono che, dopo morto, per volere di Apollo egli sia stato trasformato in uccello.»
(Pausania, 1, 30, 3.[7])


Interessante anche che in questo mito i Liguri venissero messi più a Nord dei Celti, probabilmente per il fatto che i greci chiamavano Celti (un po' come facciamo ancora noi oggi) le popolazioni transalpine che vivevano nell'attuale Emilia-Romagna.

Proseguendo con il mito, finiamo con il libro di Taliesin, poeta gallese vissuto tra il 533 a il 599 circa, ma messo per iscritto forse secoli dopo tra i cui versi troviamo:

“Ho vissuto attraverso la Vita in molte forme, 
più di quante io possa realmente ricordare. 
Sono stato uomo e bestia, mare e cielo.

Ho rivestito una moltitudine di aspetti 
prima di acquisire questa mia forma, 
Sono morto e rinato molte volte, me ne ricordo chiaramente. 

Sono stato goccia di pioggia nell'aria, 
sono stato una stella splendente, 
sono stato parola fra le lettere 
sono stato luce della lampada, per un anno e mezzo. 

Sono stato strada, sono stato aquila, 
Sono stato l'effervescenza della birra. 
Nell'acquazzone sono stato goccia. 
spada nella mano. 
corda dell'arpa degli incantesimi, […] nove anni. 
Nell'acqua sono stato la schiuma; 
ferro di cavallo nel fuoco, albero fra gli arbusti 
Non vi è nulla di cui non sia stato parte".

LINK:
Druidismo e Pitagorismo da BIBRAX http://www.bibrax.org/celti_druidismo/druidismo_pitagorismo.htm
OBOD Reincarnation and Karma (eng) http://www.druidry.org/library/miscellaneous/reincarnation-and-karma

martedì 4 febbraio 2014

Le antiche querce del novese.

Due posti che visito spesso quando ho bisogno di distaccarmi dalla vita della città si trovano nei dintorni di Novi Ligure. Questi due luoghi oltre che dalla zona sono accomunati dalla presenza di due querce monumentali, bellissime e antiche.

La prima è la QUERCIA DI NOVI:


La più grande e imponente quercia del Piemonte si trova proprio appena fuori novi, a due passi dal famoso Outlet di Serravalle. Anche se così vicino al tempio del consumismo, inaspettatamente la troviamo in un bellissimo e isolato prato, con qualche altra quercia in lontananza. Tiziano fratus sul suo Homo Radix le da ben 400 anni (LINK). Io la vado a trovare spesso, per ogni stagione ed è sempre bellissima, tra la neve d'Inverno, tra le nebbie in Autunno e con la suo fitta chioma d'Estate.


Per raggiungerla da Alessandria si passa Novi in direzione Serravalle, prima di raggiungere l'Outlet troverete una piccolissima stradina sulla destra, bisogna fare molta attenzione e seguire l'indicazione per la Cascina Perpetua. Salite su questa salita e dopo qualche centinaio di metri la vedrete sulla destra in fondo al pratone. Si può salire ancora un pò, girare sulla strada a destra in cima alla collina per poi scendere verso la Quercia. Per informazioni sulla specie rimando all'interessantissimo articolo di Fratus: http://homoradix.wordpress.com/2011/01/14/400-anni-per-la-quercia-di-novi-ligure/ 

La ROVERE VERDE di Tassarolo


Questo grande e maestoso albero deve il suo nome al fatto di essere (quasi) sempre verde. Quercia crenata, una specie rara, forse ibrido di quercia da sughero e un cerro, ma non è ancora chiaro, che conserva le foglie verdi per tutto l'inverno. Si trova a Tassarolo a pochi chilometri da Novi. Anche questa volta (per fortuna) non è troppo facile da trovare. Seguendo le indicazioni, arrivando da Novi bisogna girare a sinistra appena prima di entrare in paese. Si sale dalla piccola strada e poi si gira ancora a sinistra. A questo punto vi troverete delle vigne sulla sinistra... la vedrete sicuramente la dietro, con la suo imponente stazza verde! Questa quercia ha almeno 400 anni, infatti si ha sue notizie negli annali della parrocchia del 1625 come albero importante e quindi si pensa sia ancora più antica!